Dal 4 cilindri da Formula 2, ai Dino V6 e V8: ripercorriamone la storia, fino agli ibridi delle recenti supercar

“Ci asteniamo dal precisare il numero di cavalli che hanno i nostri motori. Quando le nostre macchine vincono vuol dire che hanno più cavalli, quando perdono vuol dire che ne hanno di meno”. In questa celebre frase del patron Enzo Ferrari è riassunta la filosofia vincente della Ferrari, applicata sia all'ambito stradale che sportivo, che ha sempre avuto nei motori uno dei principali punti di forza.

Tuttavia, quando si pensa alle vetture di Maranello (specialmente a quelle stradali), il pensiero corre subito al mitico 12 cilindri a V che, tra l’altro, è stato il primo propulsore con angolo tra le bancate di 60° ad essere montato su una Ferrari, a partire dal modello capostipite 125 S del 1947.

Con il passare degli anni, però, la ricerca e lo sviluppo, l’ingegno e l’evoluzione della tecnologia e dei materiali hanno permesso non soltanto di evolvere il V12 fino all’attuale configurazione a 65° utilizzata sulla 812 Superfast, ma anche di creare famiglie di motori più piccoli. Sempre con performance da capogiro: scopriamole insieme.

Il 4 cilindri Lampredi

All’inizio degli anni ’50 Aurelio Lampredi, uno dei più grandi progettisti di motori italiani, venne incaricato da Enzo Ferrari per costruire un 4 cilindri in linea da utilizzare sulle vetture di Formula 2. Accettato il progetto, Lampredi realizzò un 1985 cm3 con un alesaggio di 90 mm e una corsa di 78 mm, che fece il suo debutto sulla Ferrari 500 F2.

Motori Ferrari: 4 cilindri, V6, V8

Realizzato completamente in alluminio, il propulsore poteva contare su un sistema di lubrificazione a carter secco e su un doppio albero a camme in testa (per un totale di 8 valvole) e su un impianto di alimentazione con due carburatori Weber di diametro 45 o 50 mm. Nella prima configurazione il motore erogava una potenza di 163 CV, che salivano a 182 CV nella seconda.

Motori Ferrari: 4 cilindri, V6, V8

Negli anni successivi il motore subì una notevole evoluzione e nel 1953 andò ad equipaggiare per la prima volta una vettura stradale che avrebbe dovuto correre la Targa Florio: la Ferrari 625 TF. La cilindrata aumentò a 2498 cm3 (94 x 90 mm), mentre la potenza salì a 217 CV. L’ultima auto ad avere sotto il cofano un 4 cilindri in linea fu la 860 Monza nel 1956, su cui era montato un 3,4 litri con alesaggio 102 mm e corsa di 105 mm, per un totale di 280 CV.

I 6 cilindri a V

Sempre con l’intenzione di realizzare un motore adatto per le vetture F2, nel 1957 nacque una delle famiglie di motori più importanti della Casa di Maranello. Stiamo parlando del 6 cilindri a V Dino, nati appunto da un’idea del figlio di Enzo Ferrari e poi progettato da Vittorio Jano. La prima vettura ad essere equipaggiata con un motore V6 a 65° fu la Dino 156 F2, con cilindrata di 1.489 cm3 e potenza massima di 178 CV a 9.000 giri/min.

Motori Ferrari: 4 cilindri, V6, V8

Dopo numerose evoluzioni, nel 1969 la versione da 2,4 litri con blocco in ghisa e testa in alluminio venne introdotta sulla Dino 246, sulla Fiat Dino e sulla Lancia Stratos (una delle 10 Lancia più desiderate e costose di sempre). Questo propulsore, con rapporto di compressione 9:1, doppio albero a camme e 2 valvole per cilindro, era in grado di erogare una potenza massima di 192 CV e una coppia massima di 226 Nm.

A cavallo tra gli anni ’50 e ’60, inoltre, venne sviluppata una versione con configurazione a 60° e un albero a camme in testa, montata sotto il cofano della Dino 196 S e di altre vetture da gara come la 196 SP e la 286 SP. In seguito l’architettura V6 è stata utilizzata principalmente sulle vetture da F1: dal 1961 al 1964 sulla 156 F1 e dal 1980 al 1986 sulla F1-86 e sulla 156/85, in configurazione 120°, e dal 2014 al 2020 sulle più recenti monoposto con angolo tra le bancate di 90°.

Gli 8 cilindri a V

Anche i primi propulsori V8 appartenevano alla famiglia dei motori Dino. Nel 1973 la 308 GT4 veniva equipaggiata con uno schema a motore centrale con 8 cilindri a V a 90° da 2,9 litri. Alimentato da quattro carburatori Weber da 40, il powertrain forniva una potenza massima di 252 CV. Partendo da questa base i tecnici della Casa di Maranello hanno sviluppato diverse varianti, con l’introduzione di soluzioni all’avanguardia.

Motori Ferrari: 4 cilindri, V6, V8

Basti pensare, ad esempio, all’implementazione della sovralimentazione sulla Ferrari F40 o l’utilizzo di 5 valvole per cilindro nei motori della Ferrari F355 e della Ferrari 360 Modena. Successivamente, Ferrari sviluppò in collaborazione con Maserati il propulsore con sigla Tipo F136, naturalmente aspirato, che andò ad equipaggiare la Ferrari F430, sulla Ferrari California e sulla Ferrari 458 Italia. Quest’ultima è stata la prima ad utilizzare l’iniezione diretta sul suo motore centrale da 4,5 litri, con 562 CV e 540 Nm.

Motori Ferrari: 4 cilindri, V6, V8

Dal 2013 ad oggi - anche nell'ottica del downsizing e del controllo di consumi ed emissioni - gli ingegneri di Maranello hanno optato per l’utilizzo del V8 sovralimentato partendo dalla Ferrari California T, arrivando poi alla  Ferrari GTC4 Lusso e alla  Ferrari Portofino. Fino alla più recente hypercar ibrida da 1.000 CV, la  Ferrari SF90 Stradale.

Fotogallery: Motori Ferrari, dai 4 cilindri ai V8 sovralimentati