Un piano strategico con la certezza di avere i conti a posto e la capacità di generare valore, ma con l’incognita della situazione tra Russia e Ucraina e la difficoltà di riallineare piani e forniture alla luce di una crisi duplice originata da una guerra nel cortile dell’Europa ed una pandemia che allenta ancora una volta la sua presa senza lasciare completamente sereni.

Saranno questi i punti fondamentali che Carlos Tavares offrirà oggi alle 14 come premessa e prospettiva per il piano strategico di Stellantis, dopo aver presentato il suo primo bilancio con ricavi pari 152,1 miliardi di euro (+14%) e un utile di 13,4 miliardi, quasi triplicato rispetto all’esercizio precedente.

Il manager franco-portoghese ha già dichiarato che i punti di forza del suo gruppo sono l’ampiezza dell’offerta e un’efficienza interna superiore del 30% rispetto ai concorrenti. Questo consente di assorbire meglio la pressione derivante dall’aumento dei costi di materie prime ed energia e di riversarli in misura inferiore sui prodotti in listino.

Il fattore Russia? Superabile

Alla luce di questo quadro, alcuni piani potrebbero subire però una rivisitazione. La Russia non è un mercato enorme: 1,67 milioni di unità nel 2021 dopo anni di ampie fluttuazioni senza accrescerne la massa critica e con la prospettiva di una dura crisi economica interna.

Stellantis nel 2021 detiene l’1,1% di quota (+65%) e aveva programmi per lo stabilimento di Kaluga, in particolare per i mezzi commerciali, anche per l’esportazione. Secondo il Wall Street Journal, sarebbe già pronta una exit strategy con conseguente riallocazione delle quote di produzione agli stabilimenti Ue, anche alla luce delle minacce di nazionalizzazione delle imprese straniere “ostili” da parte della Russia.

Chip, materie prime e Cina

Tavares ha sempre detto di non attendersi una ripresa veloce del mercato post-covid, a maggior ragione con una crisi geo-politica che potrebbe ridisegnare le rotte diplomatiche e commerciali dell’industria. Questo potrebbe portare a sviluppare un numero maggiore di progetti in Cina.

chip

Stellantis ha già un accordo con Foxconn per i semiconduttori e, dopo aver attuato un reset totale quando era gruppo PSA, sta stipulando nuovi accordi industriali con partner locali che hanno l’obiettivo di portare il gruppo franco-italiano ad un livello di competitività appropriato al suo rango e alle sue ambizioni. Tavares ha annunciato che tali accordi saranno annunciati nel mese di marzo, ma non è chiaro se domani o nel corso del mese entrante.

Il Biscione e il Dragone

Da capire anche su quali dei propri marchi Stellantis conta di dare battaglia all’ombra della muraglia. Se infatti DS ha avuto storicamente i suoi migliori successi proprio in Cina e Peugeot e Citroen sono comunque conosciuti, occorre rinvigorire una Jeep che ha visto le proprie vendite crollare dalle 200mila unità del 2017 alle 20mila del 2021.

Quel che è sicuro è che del bouquet farà parte Alfa Romeo. Il Biscione si è dotato di Zhang Jun come nuovo direttore generale per Alfa Romeo China e al pilota Guanyu Zhou è stato dato il volante di una delle due monoposto di Formula 1 che correranno il campionato 2022.

Alfa Romeo Tonale Veloce - Tre quarti anteriore

Lo scacchiere geografico

Allo stesso tempo, se il rafforzamento (almeno pro quota) dei programmi per l’UE potrebbe essere modesto, potrebbe invece essere più rilevante per gli altri Continenti, in particolare per il Nordamerica grazie alla sua lontananza dalle aree calde del pianeta, alla sua maggiore indipendenza energetica e ad una politica di interscambio commerciale meno ostile con l’Europa che in precedenza. Ma c’è anche un altro fattore che potrebbe portare a modificare le strategie di Stellantis alla luce dei cambiamenti che si stanno prospettando per l’intero scenario globale.

Elettrificazione? Serve giudizio

Questo fattore si chiama elettrificazione ed è legato ai vincoli normativi e agli obiettivi di riduzione delle emissioni. È evidente che il clima intorno alla transizione energetica sulla mobilità si è raffreddato, sia da parte dei costruttori sia da parte dei singoli governi.

Non è un caso che Stellantis, dopo aver inizialmente fermato lo sviluppo di nuovi motori diesel, negli scorsi mesi abbia annunciato una nuova unità motrice Euro 7 da produrre a Pratola Serra (AV). Potrebbe essere riservata solo ai mezzi commerciali, ma c’è la base potenziale per vederlo anche sulle automobili.

Più tempo per la transizione

A tal proposito Tavares, a differenza di altri, non dovrà cambiare di una virgola la propria personale posizione: l’elettrificazione spinta è un obbligo normativo che rischia di mettere a rischio l’accessibilità sociale alla mobilità.

Le colonnine per la ricarica delle auto elettriche di Axpo a Roma

Due mercati come Italia e Germania non indicano più nel 2035 una data tassativa per la fine delle vendite di automobili mosse da motori a combustione interna inoltre la prospettiva di fare a meno del metano russo e di un rallentamento della ripresa dell’economia, mette l’industria automobilistica nella posizione perfetta per mettere il piede sul freno e rallentare cambiamenti non indolori.

Chi deve fare più pulizia?

Tali pressioni arriveranno – e stanno già arrivando – anche all’amministrazione americana. Da un lato l’industria intera chiede più tempo per gestire la transizione ecologica, dall’altro ci saranno condizioni economiche che consiglieranno (nel migliore dei casi) i clienti a spendere meno per automobili che stanno diventando sempre più costose.

Ci saranno poi le istanze sociali: un’auto che utilizza una fonte energetica destinata a “sporcarsi” nel breve periodo – per sopperire al metano russo saranno riaccese le centrali elettriche a carbone – risulta meno credibile alla luce di tutti i sacrifici che chiede.

La mobilità, vista con altre lenti

Non ci meraviglieremmo dunque se nel piano strategico di Stellantis ci fossero numeri meno ambiziosi per l’elettrificazione e, con meno pudore che nel recente passato, rifacessero la loro comparsa cifre che riguardano ancora le attuali forme di propulsione.

Il progresso e gli investimenti non si fermeranno, anche perché l’efficienza è un driver ecologico, tecnologico ed economico, ma non ci stupiremmo se Tavares nella sua presentazione di domani mettesse accenti più forti su altri aspetti come la sicurezza e i servizi, campi che fanno parte comunque dell’evoluzione della mobilità, offrono prospettive di crescita interessanti e permettono comunque di consumare meno risorse avvicinandosi, con vie magari più difficoltose e meno veloci, agli obiettivi che, in ogni caso, riguardano tutti noi ed il Pianeta.