“L’ultimo problema che resta da risolvere per le auto elettriche è il prezzo. Dobbiamo renderle accessibili per la classe media, altrimenti non ne venderemo abbastanza e non riusciremo a combattere il riscaldamento globale”. Con questa premessa Carlos Tavares parla dall’Italia (dallo stabilimento Stellantis di Atessa) all’Italia lanciando più di un messaggio al Governo italiano proprio nel giorno dell’entrata in vigore degli incentivi.

Incentivi che arrivano troppo tardi secondo il top manager portoghese: “stiamo chiedendo da 9 mesi al governo di supportare le vendite di elettriche in Italia per il solo fatto che abbiamo un impianto a Mirafiori dedicato a questo che produce la Fiat 500e. Il Governo ci ha messo 9 mesi per fare quello che è partito oggi. Abbiamo perso molte opportunità”.

E aggiunge: “l’Italia spende molti meno soldi di qualsiasi altro paese per supportare le auto elettriche. Se si vogliono produrre 1 milione di auto in Italia bisogna incentivare le auto prodotte in stabilimenti come quello di Mirafiori”.

Tutti devono digerire l’extra costo dell’elettrico

La “questione prezzo” delle auto elettriche è un tema ricorrente nelle dichiarazioni del numero 1 di Stellantis che ha illustrato le sue ragioni che motivano le scelte industriali che vengono fatte in tutti gli stabilimenti. Compreso quello di Atessa specializzato nella produzione di veicoli commerciali e che oggi rifornisce di furgoni 6 marchi del gruppo.

Lo stabilimento Stellantis di Atessa

Lo stabilimento Stellantis di Atessa

“Sappiamo che la tecnologia EV è il 40% più costosa dell’ICE. Se vogliamo rendere gli EV accessibili dobbiamo digerire il 40% del costo addizionale. Che ci piaccia o no. E come si rendono i veicoli accessibili? – prosegue Tavares - Bisogna assorbire l’extra costo e come lo fai? Noi siamo facendo tutto quello che serve per ridurre il costo di produzione in fabbrica”.

Tavares precisa però che nella struttura dei costi, la produzione rappresenta solo il 10%. Poi c’è la logistica e ma il grosso è in capo ai fornitori di componentistica: “tutti gli stakeholder sono chiamati a ridurre i loro costi come noi per rendere possibile l’abbassamento del prezzo degli EV. Questa è la realtà brutale”. Ed è questa la risposta indiretta che Tavares da alle polemiche scaturite in Italia da una presunta lettera di Stellantis che inviterebbe i fornitori a produrre in Marocco.

In Italia c'è anche un problema logistico

Parlando dallo stabilimento SEVEL che rappresenta un fiore all’occhiello della galassia produttiva Stellantis (l’85% della produzione viene esportata in 75 paesi nel mondo), Tavares ne ha approfittato per sottolineare come non si faccia abbastanza per mettere una fabbrica italiana nelle condizioni di produrre ed esportare nel modo più efficiente possibile. “Per essere competitivo lo stabilimento di Atessa ha bisogno dell’acceso al mar mediterraneo, ai porti. Serve una logistica più efficiente”, prosegue Tavares. E segna un altro problema: “serve un costo dell’energia più basso. Il costo che paghiamo per produrre in Italia non è competitivo”.

Lo stabilimento Stellantis di Atessa

Lo stabilimento Stellantis di Atessa

Il no comment sulle dichiarazioni del Premier Meloni

Tavares preferisce non rispondere ai giornalisti che chiedono un commento sulle parole di Giorgia Meloni che ha accusato gli Agnelli di aver svenduto la Fiat ai francese e si limita commentare che i 43 mila dipendenti italiani di Stellantis non saranno probabilmente felici di ascoltare polemiche del genere.

Sullo stabilimento di Melfi attanagliato da una crisi per la riduzione dei volumi produttivi, Tavares rassicura che ci sarà un ripresa e conclude rispondendo a chi gli chiede come vedrebbe l'apertura in Italia di una fabbrica di un costruttore straniero (magari cinese) caldeggiata dal Governo: "Se il governo vuole introdurre una competitor in Italia va bene, siamo aperti alla sfida. Noi ci sentiamo bene ad essere in Italia. Se l’Italia pensa che è meglio portare competizione è una loro scelta e noi sapremo competere. Ma per la vendita di auto cinesi in Italia e in Europa si devono accettare quelle che saranno le conseguenza se si considera che sul prezzo i cinesi hanno un vantaggio competitivo del 30%".