Cosa sta succedendo a Stellantis?
Consegne in calo, modelli in ritardo e un nuovo piano tutto da scrivere: dentro la crisi di Stellantis e le sue possibili soluzioni
Stellantis ha diffuso i risultati relativi ai primi sei mesi del 2025 e, come previsto, emergono segnali di preoccupazione. Il gruppo nato nel 2021 dalla fusione tra la francese PSA e l’italo-americana FCA ha registrato spedizioni consolidate per 2.664.000 unità tra gennaio e giugno, il volume più basso per il periodo dalla sua creazione.
Rispetto ai primi 6 mesi del 2024, il calo è stato del 7,2%, pari a 208.000 veicoli in meno. Nel proprio report finanziario, l’azienda attribuisce il ribasso soprattutto a una "ridotta produzione di veicoli importati maggiormente colpiti dai dazi doganali, minori vendite al canale flotte e vuoti produttivi dovuti alla dismissione di alcuni modelli" in Nord America.
Più e meno
In Europa allargata (EMEA), le consegne sono scese del 7,1% a causa di un "avvio più lento della produzione di modelli di segmento B recentemente lanciati". Nord America ed Europa hanno complessivamente rappresentato il 73% delle vendite globali del gruppo nel primo semestre.
Le performance negative sono state in parte compensate dalla crescita in Sud America (+20%) e in Medio Oriente e Africa (+5%), aree che insieme hanno immatricolato più veicoli della divisione nordamericana. Il peso dell’Europa sulle vendite globali è sceso dal 52% del 2021 al 48% attuale, un segnale di progressiva diversificazione geografica.
Oltre i dazi: i veri nodi da sciogliere
Sebbene Stellantis indichi i dazi doganali come una delle principali cause del calo, occorre analizzare il reale impatto. Negli Stati Uniti, il gruppo ha venduto quasi 600.000 veicoli leggeri nei primi sei mesi dell’anno, con un calo del 12% rispetto al 2024. Di questi, il 38% proveniva da stabilimenti in Messico, Canada e Unione Europea, in diminuzione rispetto al 44% di un anno fa.
Il calo delle importazioni non basta però a spiegare il quadro. La metà delle vendite importate negli USA riguarda due modelli datati: la Jeep Compass prodotta in Messico e presentata nel 2016, e i monovolume Chrysler Pacifica/Voyager fabbricati in Canada e lanciati nello stesso anno. In un settore in cui un modello di 9 anni è considerato obsoleto, la concorrenza diventa più aggressiva.
Altri modelli d’importazione, come il SUV elettrico Jeep Wagoneer S, la Dodge Hornet e l’intera gamma Alfa Romeo e Maserati, faticano a imporsi sul mercato.
Il fattore tempo
Il nuovo CEO Antonio Filosa è chiamato a un’accelerazione. Uno dei limiti storici di FCA, ereditato da Stellantis, è la lentezza nello sviluppo e nel lancio di nuovi modelli. L’Alfa Romeo Tonale, ad esempio, è arrivata sul mercato quasi tre anni dopo la presentazione del concept.
La Fiat 500 attuale è stata svelata nel febbraio 2020, ma la versione con motore termico è arrivata oltre cinque anni dopo. La Fiat Grande Panda, presentata nel luglio 2024, è stata consegnata ai primi clienti solo dodici mesi più tardi. Marchi come Chrysler e Dodge attendono da anni nuovi prodotti.
Sul fronte elettrico, la partnership con la cinese Leapmotor ha portato a un’accelerazione, ma la concorrenza asiatica resta più rapida. In prospettiva, la dirigenza dovrà concentrare risorse sui marchi con maggiore potenziale: per un costruttore che affronta sfide così complesse, 14 brand potrebbero essere troppi.
L'autore dell'articolo, Felipe Munoz, è Automotive Industry Specialist di JATO Dynamics.
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