L’estetica del value for money per le auto non è più un compromesso
Vi spiego perché alcune auto accessibili usano il design per sembrare più solide, furbe e desiderabili
Ci sono situazioni in cui il design automobilistico smette di essere decorazione e diventa progetto; oggi quei momenti coincidono sempre di più con il rapporto qualità-prezzo, perché in un mercato dove l’auto costa di più, i marchi generalisti devono riuscire a dare presenza, solidità e identità senza sprecare soldi in ciò che non serve davvero.
Dacia, del resto, rivendica apertamente una filosofia in cui il prezzo è il punto di partenza e i costi vengono ottimizzati dal design alla produzione e al marketing.
Per questo la vecchia idea dell’auto conveniente come oggetto inevitabilmente povero sta iniziando a scricchiolare; modelli molto diversi tra loro, dalle piccole sotto i 20.000 euro ai SUV di categoria superiore, mostrano infatti che oggi il value for money non passa soltanto da listino, spazio o motori, ma anche da una nuova estetica dell’efficienza, più robusta, leggibile e studiata.
Un processo che non nasce ora, ma che sta maturando in questo periodo, per la particolare situazione economica e di mercato: vediamo come.
Il risparmio, quando si vede bene
La Dacia Bigster è interessante non perché finga di essere altro, ma perché riesce a dare dignità visiva a un progetto rigoroso nei costi; il frontale alto, il cofano scolpito e la carrozzeria protetta raccontano un’idea di auto concreta, pensata per sembrare robusta prima ancora che ricca.
Qui il punto non è il lusso, ma la credibilità: Dacia parla di un design straight to the essentials, e proprio per questo la Bigster evita molti segni superflui, scegliendo pochi elementi forti e ben leggibili, che le consentono di stare nel segmento C-SUV senza inseguire l’ostentazione tipica di modelli più costosi.
Una delle idee più intelligenti è nelle parti che di solito vengono considerate secondarie: le piastre inferiori dei paraurti sono tinte nella massa, quindi resistono meglio e mostrano meno i graffi, mentre le protezioni attorno alla carrozzeria usano lo Starkle, materiale con contenuto riciclato lasciato non verniciato.
È un passaggio decisivo, perché trasforma un possibile risparmio in linguaggio; invece di nascondere la semplicità costruttiva sotto effetti finti-premium, Bigster la mostra come scelta coerente, ottenendo un’immagine più sincera e, paradossalmente, più moderna di molte rivali cariche di dettagli fragili o ridondanti.
Dacia Bigster diventa auto funzionale con un'immagine avventurosa, come dimostrano i pacchetti per allestire la vettura con letti, o come mini-camper.
Così come la Dacia Duster, anche la Bigster imposta il design su forme ancora più nette e decise: la semplicità della forma è visivamente molto forte, ma riduce anche i costi.
Non solo Dacia, il tema è europeo
Il caso Dacia è il più esplicito, ma non è isolato; anche Fiat Grande Panda lavora su una riconoscibilità ottenuta con segni integrati nella forma, come le scritte in bassorilievo sulle portiere e i richiami grafici all’originale anni Ottanta, cioè dettagli che costruiscono immagine senza ricorrere a sovrastrutture costose o decorative.
Persino Volkswagen, con la ID. 2all, ha mostrato la volontà di riportare l’elettrica accessibile verso una forma più stabile, simpatica e comprensibile, legandola a un prezzo-obiettivo sotto i 25.000 euro; segno che anche i marchi più forti hanno capito che la semplicità, oggi, non è più un difetto da nascondere ma un valore da progettare bene.
E' un modello di preserie, ma segna le linee guida per questo tipo di design, accattivante nella sua semplicità, che attendiamo nella futura ID. Polo.
Fiat Grande Panda nasce su una piattaforma condivisa in Stellantis, ma l'insieme richiama la linearità della prima Panda, e ogni dettaglio è tanto semplice da realizzare quanto studiato per aumentare l'appeal.
In attesa delle nuove elettriche Volkswagen di serie, la concept car ID.2all anticipa le linee guida del design futuro, che riduce le linee e che nella semplicità fa risaltare soluzioni originali, come l'andamento della linea di cintura.
Cina: strade diverse, stessa idea
Anche i marchi cinesi stanno occupando questo spazio con una lucidità notevole, ma senza seguire una sola ricetta. Prendiamo, ad esempio, la MG ZS, che resta il SUV più accessibile e più semplice della gamma: propozioni molto leggibili, superfici pulite e linguaggio abbastanza neutro da piacere subito in tutto il mondo, e abbastanza solido da non sembrare economico. MG stessa presenta la ZS come un SUV compatto più spazioso e più tecnologico, proprio dentro una logica di accessibilità senza eccessi formali.
La Leapmotor C10 sceglie invece una strada diversa, ma sempre legata all’idea di valore percepito; il suo design è più pulito, più pieno, meno immediato di quello Dacia, e meno rassicurante di quello MG, però prova a dare subito il senso di un SUV importante e contemporaneo senza appesantirsi con troppi effetti speciali. Non a caso Stellantis insiste sul rapporto tra tecnologie avanzate, prezzo competitivo e valore complessivo del prodotto: segno che anche qui il design non serve a ostentare, ma a rendere più credibile un’offerta accessibile in una fascia superiore.
La MG ZS ha cambiato più volte fisionomia, soprattutto nel frontale sempre più identificabile, ma non ha perso la semplicità di insieme, che gioca su linee classiche e rassicuranti, per un prodotto dal buon rapporto qualità-prezzo.
La C10 porta nella carrozzeria di un SUV le linee guida del design del marchio Leapmotor, caratterizzato da forme e superfici essenziali, ma anche ben raccordate aerodinamicamente.
La convenienza ha trovato un linguaggio
La tendenza più interessante è proprio questa: il value for money ha da tempo un’estetica definita e non dimessa, e, maturando negli anni, sta generando linguaggi diversi, tutti costruiti intorno alla stessa esigenza, cioè contenere i costi senza impoverire troppo l’immagine.
C’è la robustezza dichiarata di Dacia Bigster, ci sono i segni intelligenti e integrati di Fiat Grande Panda, c’è la semplicità rassicurante della MG ZS, e c’è la pulizia più tecnologica della Leapmotor C10; quattro modi per dire che il prezzo si gioca già nella forma dell’auto.
In un mercato più attento alla spesa, il design efficace non è quello che aggiunge, ma quello che seleziona bene: meno decorazione inutile, più materiali coerenti, più forme facili da capire, più dettagli capaci di reggere il tempo e l’uso.
Ecco perché l’estetica del value for money non è più un compromesso: sta diventando, semplicemente, una delle forme più intelligenti del design contemporaneo.
Fotogallery: Dacia Bigster
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