Così le supercar analogiche tornano e reclamano il proprio posto
Niente turbo, niente ibrido e niente schermi. Ah, e c'è un cambio manuale con griglia. Ecco la nuova Hennessey Blackbird.
Hennessey è ormai da tempo andata oltre il semplice ruolo di preparatore, evolvendosi in un vero e proprio costruttore artigianale di supercar. Il tempo vola: la Venom GT ha già 16 anni, mentre la F5 che l’ha seguita si avvicina al suo sesto anniversario. Ora l’azienda texana svela il suo terzo modello realizzato su misura: la Blackbird. Il nome richiama il leggendario Lockheed SR-71 Blackbird, l'aereo più veloce mai realizzato. E ed è un ritorno alla vecchia scuola delle alte prestazioni.
Come le due precedenti supercar Hennessey, anche la Blackbird porta in dote specifiche tecniche di rilievo. Ma invece di puntare su turbo e/o elettrificazione, adotta un autentico V8 aspirato. Con una cilindrata di 6,2 litri, il motore completamente nuovo rinuncia alla sovralimentazione e abbina l’esperienza dell’aspirato a un cambio manuale a sei marce con selettore a griglia.
V8 ad alto regime e peso contenuto
Hennessey ha collaborato con Ilmor Engineering per sviluppare il cuore pulsante della nuova Blackbird. La potenza prevista è compresa tra 800 e 850 CV e il limitatore dovrebbe arrivare a oltre 9.000 giri/min. Tutta questa cavalleria viene scaricata sulle ruote posteriori in un’auto più leggera di una Nissan Sentra. Il team di sviluppo punta a restare sotto le 1.361 kg, anche se questo valore si riferisce al peso a secco.
Raggiungere l’obiettivo dichiarato sul peso sarà possibile solo realizzando tutti i pannelli della carrozzeria interamente in fibra di carbonio. Hennessey afferma di aver sviluppato una nuova monoscocca interamente in carbonio specifica per la Blackbird, quindi è improbabile che ci siano legami con la Venom F5. Anche un paio di design di cerchi da 20 pollici saranno esclusivi del nuovo modello, abbinati a pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2 R.
Se i valori previsti di potenza e peso saranno confermati, questa supercar a tre pedali impiegherà solo 2,5 secondi per passare da 0 a 97 km/h da fermo. Alla massima velocità toccherà i 354 km/h, un dato notevole ma comunque non sufficiente per conquistare il titolo di supercar aspirata più veloce del mondo. Nel 1998, l’iconica McLaren F1 a tre posti raggiunse i 386,4 km/h.
A proposito della leggendaria supercar britannica, anche la Blackbird dispone di uno spazio definito “rear quarter storage”, anche se Hennessey non entra nei dettagli oltre a descriverlo come “rear luggage pods”. Se la F1 non aveva un vano bagagli anteriore, qui sotto il cofano c’è spazio per due trolley da cabina di dimensioni standard, una soluzione insolitamente pratica per una supercar.
Lo stile è quello tipico di una supercar, con molte superfici scolpite e la giusta dose di spigoli. Dalla presa d’aria sul tetto ai contrafforti posteriori, fino al grande diffusore e alle prese laterali, l’insieme è spettacolare quanto quello di modelli firmati da marchi più affermati. C’è anche qualche raffinata soluzione aerodinamica al posteriore, dove le alette sopra i quattro terminali di scarico a forma di diamante si aprono a 114 km/h con un angolo di 71 gradi, regalando alla coda un aspetto distintivo.
Alcuni potrebbero vedere una Koenigsegg Jesko nel frontale, altri una Pagani Huayra Codalunga di profilo o magari un’Alfa Romeo 33 Stradale nel posteriore, ma ci sentiamo di dire che la Blackbird appare riuscita da qualsiasi angolazione. Gli specchietti retrovisori montati in alto sui montanti A sottolineano ulteriormente il carattere esotico dell’auto.
Quando il vecchio torna nuovo
Se l’esterno è del tutto moderno, l’abitacolo è piacevolmente old-school. A buon motivo, Hennessey ha reso il selettore a griglia il punto focale dell’interno, ma anche il resto dell’abitacolo crea un netto contrasto con le supercar moderne. Oltre al sempre più raro terzo pedale, la Blackbird non ha alcuno schermo.
Al suo posto troviamo cinque strumenti analogici nel campo visivo del guidatore, con il contagiri da 10.000 giri/min in posizione centrale. Non mancano i comandi fisici per accedere rapidamente alle funzioni più usate, incluso un selettore rotativo tra i sedili per cambiare modalità di guida. Ci sono addirittura quattro portabicchieri in un’auto che offre solo due posti, ma è il genere di problema matematico che si accetta volentieri.
Hennessey Blackbird: gli interni
Guardando verso l’alto si trova il pulsante di avviamento nella console sul cielo, insieme ad altri interruttori che rafforzano ulteriormente il tema aeronautico. A ribadire il concetto c’è anche il messaggio “turn and burn”, un’espressione derivata dall’aviazione che indica la manovra in cui un velivolo gira in pista e avvia la corsa di decollo in un unico movimento continuo. E sì, le alette posteriori possono essere azionate anche manualmente.
Rispetto alla Venom F5 che andrà a sostituire, la Blackbird promette un comfort superiore grazie a livelli inferiori di rumore, vibrazioni e harshness (NVH). Ha anche una superficie vetrata più ampia, che migliora la visibilità verso l’esterno, mentre le sospensioni adattive dovrebbero assorbire meglio le imperfezioni dell’asfalto.
Hennessey concluderà la produzione della Venom F5 nel 2028, quindi la nuova Blackbird non arriverà prima del 2029. Ne saranno costruiti solo 71 esemplari, al prezzo di 2,5 milioni di dollari ciascuno, tasse escluse. Non sarà un modello destinato solo agli Stati Uniti, perché la nuova supercar è stata omologata per i mercati globali, airbag compresi.
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