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Da Marchionne a Rowan, quando i boss dell'auto non sono "car guy"

L'ex Dyson ora alla guida di Volvo è solo l'ultimo esempio in un mondo dell'auto che cambia anche come governance: facciamo il punto

I boss dell'auto con un passato in mondi diversi

A guardare cosa succede ai piani alti e altissimi delle varie Case viene da pensare che il mondo dell’automobile sia sempre meno legato all’oggetto automobile. Spieghiamoci meglio. In passato le figure alla guida dei vari brand erano nella stragrande maggioranza dei casi dei veri e propri “car guy”: gente cresciuta a pane e motori che si metteva in luce per le proprie capacità tecniche e ingegneristiche e che finiva a sedere sulla poltrona di ceo.

Oggi non è più così: con il settore in veloce trasformazione per via di elettrificazione, digitalizzazione, erogazione di servizi ed evoluzione dei canali di vendita, si cercano leader con competenze diverse, spesso slegate dal mondo delle quattro ruote ,n senso stretto che però permettano ai vari costruttori di affrontare le sfide del momento e proiettarsi nel futuro.

Un passato nella tecnologia

Il caso più recente è rappresentato da Jim Rowan, nuovo amministratore delegato di Volvo al posto di Hakan Samuelsson dal 4 gennaio 2022. Se Samuelsson, ingegnere meccanico con un passato in Scania e in Man, ha passato la vita tra motori, telai e sospensioni di mezzi pesanti e autovetture, Rowan si è formato in aziende come BlackBerry, Ember Technologies e Dyson. Gruppi insomma che con l’auto non hanno nulla a che fare e che anzi, nel caso Dyson, hanno provato a lanciarsi nel mondo della mobilità elettrica facendo poi marcia indietro.

La scelta di Rowan è perfettamente in linea con la nuova mission della Casa svedese, che ha detto di voler puntare forte sulla digitalizzazione e sui servizi, che diventeranno in futuro il vero core business dell’azienda di Goteborg.

Volvo Concept

Il caso Marchionne

Guardandosi indietro, si scopre un altro caso famoso in cui una Casa puntò su un ceo non proveniente dal mondo dell’auto per guidare l’azienda in una precisa fase della sua storia. Ci si riferisce a Fiat e a Sergio Marchionne. Marchionne, dal 2003 ceo del gruppo, nel 2005 assunse lo stesso incarico anche per Fiat Auto, guidando il brand attraverso una profonda crisi finanziaria.

Marchionne fu considerato la persona giusta per il suo lavoro nella SGS di Ginevra, azienda che operava nel settore delle ispezioni e delle certificazioni e che grazie proprio al manager di Chieti in soli 2 anni passò dall’orlo della bancarotta al riavere i conti in ordine.

Sergio Marchionne

Marchionne, principale artefice della nascita di FCA grazie alla fusione con Chrysler nel 2014, basò la ristrutturazione del gruppo Fiat guardando principalmente alla reddittività dei modelli.

Per questo motivo decise, ad esempio, di fermare la Punto, interrompendo la tradizione torinese delle utilitarie, o di non sostenere il rilancio di Lancia, marchio che era già stato “accantonato” nel prima-Marchionne e che non prometteva di dare risultati finanziari soddisfacenti nel breve periodo. Scelte dure, non sempre condivise da tutti, ma che in un modo o nell'altro contribuirono a portare a termine la missione che gli era stata assegnata.

Dal digitale all'auto elettrica

Tra i ceo arrivati alla guida di una Casa auto dopo aver fatto esperienze in altri campi c’è ovviamente anche l’eclettico Elon Musk. L'imprenditore e super manager sudafricano, che nei suoi primi anni lavorativi si era concentrato sulla digitalizzazione dei servizi (famoso il caso PayPal), decise di investire in Tesla affascinato dallo spirito di innovazione dell’azienda, che dal 2008 produceva e commercializzava la Roadster.

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Elon Musk insieme a Herbert Diess, ceo di Volkswagen

Elon Musk, nel 2008, fu nominato ceo della Casa di Palo Alto e da allora la guida attraverso un percorso di espansione che è sotto gli occhi di tutti e che gli ha permesso di diventare l’uomo più ricco del mondo. Perché? Semplice, perché Musk, proprio per la sua posizione di ceo, non percepisce stipendio ma può acquistare pacchetti di azioni a prezzi agevolati in base ai risultati ottenuti. Ma questa è un’altra storia.

Per le supercar del futuro

In tempi più recenti altri due marchi a dir poco iconici dell’automobilismo si sono affidati a figure di vertice arrivate da mondi che poco hanno a che fare con le quattro ruote. Si tratta di Maserati e Ferrari.

2021 Maserati MC20 esterno

La Casa del tridente, dal gennaio del 2021, si è affidata a Davide Grasso, che fino a tre anni fa lavorava all’interno del gruppo Nike, ricoprendo anche il ruolo di amministratore delegato di Converse. La Casa di Maranello, invece, dalla scorsa estate è guidata da Benedetto Vigna, 52enne con una laurea in fisica a Pisa che ha lavorato per 26 anni nell’industria dei semiconduttori.

La Ferrari Daytona SP3 vista dal vivo

In questa carrellata non si può non citare infine il caso di Mary Barra, ceo di General Motors che, a differenza di tutti i manager nominati fino a ora, è nata e cresciuta nel mondo dell’auto. Proprio per le capacità messe in mostra nel suo lavoro in GM è stata chiamata a gran voce da altre aziende che con le auto non hanno nulla a che fare e siede ora anche nei consigli di amministrazione della Duke University, del Detroit Economic Club e anche della Walt Disney Company. Come a dire: l'importante è avere la persona giusta al momento giusto.