L’ultimo in ordine di tempo è Marco Gobbetti, eletto nel consiglio di vigilanza di Mercedes. Gobetti dimostra una volta di più come il mondo dell’auto, sempre più spesso, si affidi anche a figure con un passato lontano dalla quattro ruote per ruoli di vertice. I tempi cambiano, e laddove prima la partita si giocava esclusivamente tra petrolhead e car guy, ora i manager con una formazione e un’esperienza diversa sono considerati risorse preziose.

I casi più eclatanti sono rappresentati da Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari dal primo settembre 2021, che prima di approdare a Maranello è stato una figura di spicco dell’elettronica all’interno del gruppo STMicroelectronics, e da Davide Grasso, ceo Maserati arrivato dal mondo della moda e, più precisamente, dalla poltrona di amministratore delegato di Converse.

Un passato tra le firme di lusso

Gobbetti, vicentino con una laurea in economia aziendale all’università di Washington, ha lavorato principalmente nel campo della moda, passando da Bottega Veneta a Moschino, da Givenchy a Celine, da Burberry a Ferragamo, dove dallo scorso gennaio ricopre la carica di amministratore delegato, mentre ancor più recentemente è stato cooptato - per l'appunto - nel consiglio di sorveglianza della Casa della Stella.

Guardando i consigli di amministrazione dei principali gruppi automobilistici, si scoprono tante figure che sono passate all’automobile solo di recente. Spesso fanno valere la loro esperienza in campi specifici della gestione di un’azienda - come quello finanziario o commerciale – semplicemente traslando competenze acquisite altrove nel settore automotive, ma ci sono anche casi più curiosi.

Marco Gobbetti, entrato nel consiglio di sorveglianza Mercedes

Kuffner: da Google a Toyota

In Toyota, gruppo che nel 2021 si è piazzato primo tra i costruttori di auto per vetture vendute (10.495.548 unità), tra coloro che fanno parte del board si trova anche James Kuffner, a capo del reparto di Ricerca e Sviluppo Avanzato della Casa.

Durante gli studi si è dedicato alla robotica e all’intelligenza artificiale alternandosi tra la Stanford University, l’ateneo di ingegneria di Tokyo e la Carnegie Mellon University. Finito il percorso accademico, Kuffner è andato a lavorare per Google, dove tra le varie mansioni ha svolto anche quella per la messa a punto del cloud per la gestione dei dati delle auto a guida autonoma.

Nel consiglio di amministrazione di Toyota siedono inoltre figure che hanno ricoperto importanti cariche politiche (Ikuro Sugawara è stato vice ministro dell’Industria e del Commercio; Hiroshi Ozu, vice ministro della Giustizia; Haruhiko Kato, impiegato del Ministero delle Finanze e a capo dell’Agenzia dell’entrate nipponica) o che hanno fatto carriera nella finanza, come Teiko Kudo.

Curiose le presenze nel board di Sir Philip Craven, laureato a Manchester in Geografia, presidente della Federazione Internazionale della Pallacanestro in carrozzina e del Comitato Paraolimpico Internazionale, o di Gill Pratt, scienziato molto stimato che oltre ad aver insegnato al MIT ha lavorato per la Difesa americana nel dipartimento dei Progetti di Ricerca Avanzata (DARPA).

Volkswagen punta ancora sull'automotive

Volkswagen, che con 8,6 milioni di auto si è piazzata seconda tra le Case che hanno venduto di più nel 2021, ha mantenuto un board dalla formazione più tradizionale. Herbert Diess, come Oliver Blume (Porsche), Ralf Brandstatter (Volkswagen Passanger Cars) o Markus Duesmann (Audi) di auto hanno studiato e sulle auto hanno lavorato per la maggior parte della loro carriera.

Non mancano però anche figure con un background diverso, ma la loro formazione rispecchia la mansione che svolgono all’interno del consiglio direttivo. Manfred Doss, per esempio, laureato in legge, segue gli Affari legali; Hauke Stars, che ha intrapreso studi informatici, ha lavorato nel campo dell’information technologies per varie aziende tra cui la Triaton (ora di proprietà di Hewlett Pachard) e sempre nel campo delll’IT lavora anche in Volkswagen.

 

Alla corte di Luca De Meo

Il gruppo Renault per la posizione di ceo non poteva scegliere un car guy più car guy di Luca De Meo. Il manager milanese nella sua fulgida carriera ha ricoperto ruoli in Toyota, Fiat, Volkswagen, dove è salito fino a ricoprire la carica di presidente di Seat, ed è poi tornato presso la Casa dove aveva esordito dopo gli studi bocconiani: Renault.

Luca de Meo e le

Al suo fianco, nel consiglio di amministrazione, siedono però anche figure che hanno scoperto il mondo dell’auto solo in un secondo momento. Clotilde Delbos, per esempio, arriva dalla Price Waterhouse Coopers e ha lavorato come consulente soprattutto in campo finanziario. Anche Thierry Pieton ha iniziato presso la Price Waterhouse Coopers e si è specializzato nella divisione finanziaria della General Electric prima di passare alle auto.

Frederic Vincent, invece, è cresciuto professionalmente presso Canal+ lavorando sulle tecnologie digitali e l’information technology, settore di cui si occupa anche in Renault dal giorno della sua assunzione, avvenuta nel 2016.

Solo coreani per Hyundai

Il gruppo coreano, il terzo al mondo per volumi, a livello di consiglio di amministrazione ha un’impostazione più tradizionale e la maggior parte dei manager director che siedono nel board frequenta il mondo dell’auto da lunga data. Uniche eccezioni, se così si possono chiamare, Eun Soo Choi, direttrice del reparto marketing proveniente dall’azienda produttrice di batterie SK Innovation, e Chi-Won Yoon, a capo del dipartimento finanziario che dopo una laurea al MIT ha lavorato per Lehman Brothers e UBS.

Nel board di Hyundai sono presenti anche Sang-Seung Yi, professore di economia alla Seul National University, e Ji Youn Lee, alla guida del team impegnato sulla User Experience e che in passato ha lavorato per Verizon e per LG Electronics.

Le famiglie di Stellantis

Quinto gruppo automobilistico al mondo dietro Hyundai, (i dati dicono 6,58 milioni di auto vendute contro 6,67), Stellantis ha un approccio ancora molto legato al mondo dell’auto per il proprio board. Carlos Tavares e soci hanno stretto molte alleanze con società tech e digital, ma per le poltrone del board mantengono figure abbastanza tradizionali.

Fanno parziale eccezione Fiona Clare Cicconi, che ha un passato in General Electric, in Google e in AstraZeneca ma che in Stellantis ha il ruolo di rappresentante dei dipendenti (un compito abbastanza slegato dalla tecnica automobilistica in senso stretto), e Kevin Scott, uomo della Silicon Valley con rapporti con Microsoft, Google e LinkedIn e nominato in Stellantis Executive Vice president di Technology & Research.

Per il resto, basta leggere nomi come quello di Robert Peugeot, di John Elkann o di Andrea Agnelli per capire la natura dell’ossatura del consiglio di amministrazione.

Ricordando Marchionne

Però, prima che Stellantis fosse Stellantis e prima ancora che FCA fosse FCA, a Torino gli Agnelli avevano necessità di cambiare velocemente le sorti dell'azienda di famiglia. Nei primi anni 2000 la Fiat era in fortissima perdita e per invertire la rotta il board chiamò al timone Sergio Marchionne, di cui il prossimo 25 luglio ricorreranno i 4 anni dalla scomparsa.

Marchionne non aveva esperienza in campo automotive, ma aveva fatto parlare di sé per aver rimesso in ordine i conti della SGS di Ginevra, azienda specializzata nel settore delle ispezioni e delle certificazioni. Quello fu chiamato a fare anche a Torino e quello fece, assumendosi anche la responsabilità di decisioni poco popolari (ad esempio, fermare la Punto). Nel 2014 compì un mezzo capolavoro portando a termine la fusione con Chrysler e creando il gruppo FCA. 

Sergio Marchionne

Marchionne fu criticato spesso per il fatto che metteva i conti prima del prodotto, la redditività prima delle auto. Manager prima che imprenditore, ridusse drasticamente la gamma e fece scelte drastiche e a volte controverse, ma a tutti gli effetti salvò il più grande gruppo automobilistico italiano dalla bancarotta. 

Come cambia il vento

In generale, tra chi ha una vocazione più tecnologica e chi resta più legato al passato, il mondo dell’auto sta vivendo una forte rivoluzione verso la digitalizzazione e le nuove tecnologie e questo si ripercuote anche a livello del top management, professionalità e competenze tradizionalmente lontane dal settore automotive trovano spazio.

L’inverso accade in molte startup dell’auto elettrica. Apple, Foxconn, Huawei, Xiaomi – ma anche Rivian, Lucid o la stessa Tesla – e tante altre aziende che vogliono affacciarsi sulla mobilità del futuro, forti di competenze software da prime della classe, assumono in ruoli chiave car guy di grande esperienza per poter realizzare prodotti che oltre a essere connessi e autonomi siano anche piacevoli e sicuri da guidare a livello telaistico e strutturale.

Alla fine, è naturale, le cose troveranno un loro equilibrio e le Case automobilistiche del futuro avranno nel board persone provenienti da ambiti specifici molto diversi, per rispondere alle sfide che le nuove auto e più in generale le nuove tendenze in campo dei trasporti le costringerà ad affrontare.