Honda CR-V 1.6 i-DTEC, il piccolo Diesel
Arriva anche sul Suv compatto il motore a gasolio della Civic. E si fa valere e volere
Nuova Honda CR-V, chi si era accorto dell’arrivo della quarta generazione avvenuto solo pochi mesi fa? Bei tempi quando negli anni ‘9 c’erano solo lei e la Toyota RAV4 a spartirsi l’allora nascente segmento dei Suv compatti, quelli che avevano ancora la ruota di scorta a vista. Oggi i portelloni sono meno affollati, al contrario il panorama della concorrenza che vede la CR-V nelle retrovie anche se parliamo di un modello che negli USA fa ancora sfracelli, ha venduto oltre 5 milioni di esemplari – dei quali 55mila in Italia – è commercializzato in oltre 6 paesi e prodotto in Asia, Americhe e da poco anche in Europa, a Swindon nel Regno Unito. E proprio per rilanciarla nel Vecchio Continente arriva il nuovo Diesel ,6 litri già introdotto sulla Civic che promette di fare della CR-V il Suv compatto con i costi di gestione più bassi del mercato.
UGUAGLIANZA ESTERIORE, LEGGEREZZA INTERIORE
Finora infatti si poteva scegliere solo un benzina 2 litri da 55 cv e un diesel di 2,2 litri da 5 cv, una cilindrata ormai improponibile per un pubblico che cerca di non scendere di gradino a patto di firmare assegni un po’ più magri e scucire meno denaro ai benzinai, agli assicuratori e all’erario. Prima di addentrarmi nel nuovo motore, c’è da dire che la sua introduzione ha lasciato intatta la veste esterna, ma comportato diverse modifiche e un alleggerimento di ben 6 kg rispetto alla versione con il 2,2 litri e la trazione integrale la cui assenza conta per 6 kg ai quali si sommano i 47 kg del propulsore, i 7 kg del cambio e un altro paio di chiletti per i freni adeguati a un mezzo più lieve sulla bilancia. Per renderlo ulteriormente più dinamico, gli ammortizzatori anteriori sono differenti mentre posteriormente le sospensioni multilink hanno supporti più rigidi del 3% e la barra antirollio cresciuta di diametro da 7 a 8 mm.
TECNOLOGIA DA… SOGNO
Il nuovo ,6 litri è tutto in alluminio e appartiene alla nuova famiglia Earth Dreams Technology. Dunque niente a che vedere con il 2,2 litri, da tutti ammirato per la tecnologia e la qualità di funzionamento. Il nuovo 4 cilindri ha distribuzione bialbero 6 valvole azionata da catena, turbo a geometria variabile elettrica che soffia a ,5 bar, iniezione common rail a .8 bar e, come l’unità più grande, ha l’albero motore sfalsato. Di contro, ha una struttura “open deck” e fa meno dei controalberi riuscendo, insieme ad altre soluzioni come i pistoni a mantello corto, a ridurre le vibrazioni e ad avere attriti interni abbattuti del 4%, a livelli simili a quelli dei motori a benzina. Per controllare le emissioni – Euro 5, ma pronte a ottemperare l’Euro 6 – l’EGR è sia a bassa sia ad altra pressione, ovvero con prelievo dei gas di scarico rispettivamente sia dopo sia prima del filtro antiparticolato. E potrei raccontarvi di altre tante raffinatezze di questo nuovo propulsore, degne della fama del più grande costruttore di motori al mondo, ma la CR-V ha altre note di merito che credo vadano approfondite.
OSPITALITÀ NIPPONICA E GRANDI SPAZI
Prima di tutto lo spazio. Dentro la giapponese ce n’è davvero in abbondanza ed è anche ben accessibile grazie all’angolo di apertura ampio delle portiere e al bordo molto basso tra pavimento e longheroni. Decisivo l’apporto della nuova piattaforma che ha permesso di avanzare i montanti anteriori permettendo di avere a parità di dimensioni – è lunga 4,57 metri– più spazio utile con un peso inferiore di 4 kg rispetto alla precedente generazione. Anche i bagagli hanno gioco facile in un vano che va da 589 a .669 litri. Meglio fa solo la nuova Toyota RAV4, ancora lei! Certo il sistema di abbattimento del divanetto posteriore 6/4 è meno raffinato del precedente che traslava in basso la seduta mentre reclinava lo schienale, ma non per questo meno funzionale: basta tirare le fettucce o le leve nel vano di carico e lui fa tutto in un battibaleno. A dire il vero, anche il resto dell’abitacolo mi sembra un leggero passo indietro per qualità e raffinatezza rispetto alla Honda CR-V precedente, non tanto in termini assoluti, ma relativamente ai progressi dei concorrenti. Alla bella strumentazione retroilluminata, per esempio, si è infatti sostituita una analogica anche se ora gli schermi al centro della plancia sono due e la praticità di tutto il resto è inappuntabile.
ERA GIÀ UNA SICUREZZA, ORA DI PIÙ
Anche in tema di sicurezza la CR-V sembra ferma, ma solo perché la terza generazione era talmente avanti da essere ancora perfettamente al passo con i tempi. Nessun Suv della sua categoria aveva 7 anni fa la telecamera di manovra posteriore, il radar per il mantenimento della carreggiata agevolato attraverso il servosterzo, la frenata automatica, il cruise control adattativo e persino le cinture attive solo che è cambiata la logica: allora davano robuste strattonate, ora si tendono al momento di partire e lo fanno ancora di più nell’imminenza del pericolo. Evoluti gli airbag, anteriori multistadio e i laterali collegati al sensore di rollio e pronti a giocare d’anticipo in caso di ribaltamento. Le 5 stelle Euro NCAP sembrano quasi un pro forma, ma sono state ottenute con una struttura più leggera e con standard nettamente più duri.
I NUMERI NON DICONO TUTTO
La Honda CR-V .6 i-DTEC raggiunge 82 km/h, accelera da a km/h in ,2 secondi e consuma 4,5 litri/ km pari a 9 g/km di CO2 cioè il 2% in meno rispetto alla versione 2.2 a trazione integrale. La carta dice anche 2 cv a 4. giri/min e 3 Nm di coppia a 2. giri/min, dunque nulla di trascendentale, ma Honda non ha mai puntato alla quantità, quanto alla qualità delle prestazioni. E in effetti, quel che non è scritto da nessuna parte sono la silenziosità del nuovo motore all’esterno e la sua prontezza all’avviamento, così come ogni volta che si ripreme la frizione e lo stop&start fa il suo lavoro senza farsi praticamente sentire. Il 4 cilindri piace per fluidità ed elasticità, anzi il suo limite è proprio nel tiro sopra i 3.5 giri/min e questo invita ad usare le marce alte adottando naturalmente uno stile di guida sereno e risparmioso, anche perché la frizione non è proprio leggera e il cambio 6 rapporti non mi sembra il solito “fioretto” Honda. Penso che, per chi usa la CR-V in città, l’automatico con questo motore sarebbe l’ideale, ma il 5 rapporti a convertitore di coppia attuale è improponibile. Di contro, il comportamento su strada è piacevole e l’assetto, oltre a consentire una buona tenuta di strada, è attento alle sconnessioni.
IL MOTORE GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO
La Honda CR-V i-DTEC .6 farà il suo debutto ufficiale al Salone di Francoforte (2-22 settembre 23) e arriverà nei concessionari il 9 ottobre con 4 allestimenti (Comfort, Elegance, Lifestyle, Lifestyle Navi) a un prezzo che non è stato ancora deciso, ma che sarà compreso nella forbice tra 24mila e 25mila euro, anche per non discostarsi troppo dalle coreane Hyundai ix35 e Kia Sportage con motore .7 da 5 cv, finora il più piccolo disponibile sul mercato. La casa giapponese confida molto nella nuova versione che dovrebbe costituire la metà delle 3mila CR-V da vendere in un anno. Non sono i numeri dei primi anni ’9, ma è il modo per rientrare a pieno titolo in un segmento dove stanno calando la cilindrata e la potenza media di acquisto, il 95% è Diesel e il 4% ha sole due ruote motrici.
Fotogallery: Honda CR-V 1.6 i-DTEC arriva in Europa
Consigliati per te
Honda è pronta a produrre una Civic Type R ancora più "cattiva"
La Polo Young è la Volkswagen più economica del 2026
Anche la luce di stop diventa design
LM002: il fuoristrada Lamborghini compie 40 anni
Honda in perdita storica per colpa dell'auto elettrica. La svolta
Mazda sviluppa un sistema che "mangia" la CO2 in marcia
Alfa Tonale 1.6 diesel, come va il motore tanto amato dai clienti