L’UNRAE scrive al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli chiedendo interventi per sostenere il mercato

Il mercato auto sta risentendo in maniera particolarmente pesante dell’emergenza coronavirus e gli effetti si stanno già manifestando in maniera evidente sulle immatricolazioni, scese dell’8,8% a febbraio 2020. Un crollo dovuto anche al forte calo di presenze nelle concessionarie al nord Italia e che a marzo potrebbe farsi sentire in modo ancora più pesante.

Per cercare di risollevare la situazione l’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) ha chiesto l’intervento diretto del Governo, chiamando in causa in primis il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.

Problema sociale ed economico

L’epidemia di coronavirus sta avendo costi sociali molto alti, sia in termini di vite sia in termini di spese da parte del Governo. Priorità certamente ben chiare all’UNRAE che chiede però che le autorità non si dimentichino anche dell’industria, con quella auto che rappresenta il 10% circa del PIL italiano.

Qualora il settore automotive venisse abbandonato a se stesso, la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente, con conseguenze irreparabili sull'economia del nostro Paese.

Secondo l’Unione se non ci dovessero essere interventi tempestivi si rischierebbe di chiudere il 2020 con circa 300.000 auto vendute in meno rispetto al 2019, con un crollo superiore al 15%, con migliaia di posti di lavoro a rischio.

L’Ecobonus non basta

Oggi il settore si avvale di proficui incentivi per le vetture nuove a basse emissioni, che però agiscono su meno del 2% del mercato

L’UNRAE evidenzia quindi come gli incentivi debbano essere allargati, chiedendo al Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli - che ne aveva parlato pochi giorni fa - e a tutto il Governo di trovare e varare misure straordinarie per sostenere il mercato italiano dell’auto, considerando anche come gli incentivi varati un anno fa da soli non bastino a ribaltare la situazione.

Lo diciamo da tempo: la sostenibilità ambientale non può non tenere in conto quella economica e sociale.