Sportivo per nascita, innovativo per vocazione, il marchio Alfa Romeo non ha regalato al Mondo soltanto automobili bellissime e veloci ma ha anche piantato qualche paletto importante nella storia dell'evoluzione tecnica. Soprattutto in epoca recente.

Ecco perché, a differenza degli altri articoli di questo filone, stavolta non parleremo di soluzioni ardite e improbabili studiate e mai portate in strada o in pista, ma al contrario, di quelle che invece ci sono arrivate almeno una volta, spesso "restandoci" per moltissimi anni.

Il bimotore della 16C

Pensavate che la prima auto a 16 cilindri sia stata la Bugatti Veyron? Beh, non è così, anzi, a dirla tutta ci sarebbe anche una Cadillac Phaeton V16 del 1930 a cui evidentemente un V8 non bastava, ma Alfa Romeo nel '36 l'ha combinata ancora più bella: siccome il poderoso 8 in linea con compressore delle 8C Monoposto non era sufficiente contro le "frecce d'argento" di Auto Union e Mercedes, ha allestito una vettura che di quei motori ne montava due.

I motori più strani di Alfa Romeo

L'idea si deve, udite udite, a Enzo Ferrari, che prima di diventare costruttore per la sua scuderia utilizzava proprio le vetture del Portello. L'auto è stata costruita in due esemplari su telai P3 modificati, con un unico cambio gestito da una leva singola.

Ciascun motore aveva 3,2 litri di cilindrata per una potenza complessiva che si dice sfiorasse i 550 CV, fin troppi da scaricare sulle sole ruote posteriori. Nonostante la guida esperta di piloti come Tazio Nuvolari e Luis Chiron, le 16C Bimotore sono risultate troppo difficili da condurre anche dopo diverse modifiche.

Dei due esemplari, uno è stato venduto ad un corridore inglese. Recuperato e restaurato i tempi recenti, si trova in Inghilterra. Il secondo è invece stato demolito, tuttavia ne esiste un replica, con cofani trasparenti, che fa parte dell'esposizione del Museo Alfa Romeo di Arese.

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Il V12 con "ventolone" della Brabham B46

Andrebbe annoverata tra gli esperimenti, ma questa vettura ha corso regolarmente e vinto una gara di F1 e avrebbe dovuto disputarne almeno altre 3 se le proteste dei concorrenti non avessero spinto la FIA a dichiararla irregolare.

La Brabham BT46/B era infatti dotata di una vistosa ventola posteriore collegata al motore tramite l'albero principale del cambio. Lo scopo era trovare una soluzione per renderla più stabile e veloce e contrastare le Lotus Tipo 79 che grazie all'aerodinamica d'avanguardia a fine Anni '70 erano quasi imbattibili.

Purtroppo, il motore Alfa Romeo boxer a 12 cilindri non permetteva di sagomare la carrozzeria come quella della Lotus, che montava un V8 di 90°, quindi la scuderia di Bernie Ecclestone è ricorsa a questo stratagemma. 

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La ventola, spacciata per un sistema di raffreddamento del motore per aggirare i regolamenti, creava in realtà un risucchio d'aria sotto il telaio incollando l'auto al suolo. E così forte che il team ha dovuto montare sospensioni tre volte più rigide per evitare che il fondo strisciasse contro l'asfalto.

L'esordio vittorioso con con Niki Lauda al GP di Svezia lo ricordano tutti, specialmente gli avversari, che hanno mangiato la foglia anche se i reclami ufficiali presentati alla federazione denunciavano il pericolo dei detriti aspirati e sparati all'indietro dalla ventola, cosa in effetti vera. Per questo, dopo aver inizialmente concesso alla Brabham tre gare prima di bandire la ventola, la Commissione FIA ha cambiato idea vietandola con effetto immediato.

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Il Twin Spark

L'accensione a doppia candela non è un'esclusiva Alfa, il nome "Twin spark" invece sì. Prima degli Anni '80, del resto, questa soluzione aveva avuto applicazioni solamente in ambito sportivo, anche e soprattutto con la stessa Alfa che aveva trovato nelle "scintille gemelle" un modo per migliorare la combustione e alzare le prestazioni.

Il primo motore di serie è stato il 2.0 TS montato sulla 75 dal 1987, che in abbinamento al variatore di fase sfiorava i 150 CV contro i 128 della versione classica, ma presto ci si sono affiancati dei 1.7 e 1.8 e anche dei 1.4 e 1.6 a 16V diffusi su 155, 156, 164, 166 , 145, 146, 147 ecc.. 

Sempre e solo Alfa però: malgrado la condivisione dei pianali, i Twin Spark sono rimasti un'esclusiva del Biscione e non sono mai stati proposti da altri marchi del Gruppo Fiat.

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Il Diesel Common Rail

Chiave della svolta prestazionale che i motori Diesel hanno vissuto alla soglia del nuovo millennio, il common rail, ossia l'impianto di inezione ad alta pressione con rampa comune, è un'invenzione nata negli Anni '90 in Magneti Marelli, azienda ai tempi parte del Gruppo Fiat, che ne ha poi ceduti i diritti alla Bosch. Grazie a questo, il gasolio ha fatto un balzo evolutivo dimostrandosi oltre che economico anche adatto a vetture prestazionali di ogni categoria.

Alfa Romeo ha avuto il compito di farlo debuttare, rompendo gli schemi, con il primo turbodiesel JTD, un 1.9 da 115 CV introdotto sulla 156 nel 1997. A differenza dei Twin Spark, i JTD, poi Multijet, a 4 e 5 cilindri, si sono poi diffusi a macchia d'olio su praticamente tutte le vetture del Gruppo Fiat.

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Il JTS

L'iniezione diretta a due modalità era già nota quando, nel 2003, in occasione del restyling della 156, Alfa ha introdotto questo motore pensato come erede del Twin Spark, anticipando di pochissimo l'arrivo dei primi FSI del Gruppo Volkswagen. Questo motore, siglato JTS che sta per Jet Thrust Stoichiometric, funziona secondo il principio della carica stratificata.

L'iniettore ad alta precisione può infatti distribuire il carburante in zone diverse della camera di scoppio, più concentrata in prossimità della candela e più rada man mano che ci si allontana da essa, ottenendo un combustione efficace con una minor quantità di benzina ("miscela magra").

Questo avviene a regimi medio-bassi, mentre all'aumentare del regime e della richiesta di potenza si torna ad una distribuzione omogenea. Il primo 2.0 JTS erogava 165 CV e prometteva consumi ridotti di oltre il 10%, ma questa tecnologia è stata proposta anche su unità da 2,2 litri e su alcuni V6 di origine GM.

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