Quanto contano i social per i CEO dell'auto?
Da Elon Musk che su Twitter è tra i più seguiti al mondo a chi invece si limita a mettere qualche "like", ecco com'è la vita on line dei numeri uno dell'auto
L'addio (forzato) di Herbert Diess alla galassia Volkswagen ha fatto e farà rumore nel mondo dell'auto e non solo. Ci vorrà ancora tempo per capire quali saranno i cambiamenti che riguarderanno il colosso di Wolfsburg. Di sicuro uno lo stiamo già toccando con mano (meglio, con mouse): Linkedin e Twitter non saranno più preziose fonti per chi fa il nostro mestiere.
Si perché l'ex numero uno VW ci aveva abituati a una comunicazione diretta, senza schiere di social media manager a filtrare il Diess-pensiero, con numerosi post sui due social più "business oriented" del Web. Il suo successore Oliver Blume infatti non è presente né su Linkedin né su Twitter e chissà se, vista la sua nuova carica, proverà ad approcciare il mondo social o se continuerà a non comparire.
Se però da una parte non potremo quindi più contare sugli aggiornamenti di Diess, ci sono ancora CEO di grandi Gruppi e brand attivi sui social, saltando quindi la burocrazia degli uffici pr e comunicazione.
Il re di Twitter
Parlando di social e numeri uno dell'auto non si può non partire (dedicando un capitoletto a parte) da chi un social lo voleva comprare: Elon Musk, da sempre attivissimo su Twitter (dove ha 105 milioni di follower, quinto personaggio più seguito al mondo), a parlare delle sue creature Tesla e SpaceX e non solo. Negli ultimi giorni per esempio ha deciso di dare il suo (negativo) giudizio sulla serie TV Amazon (del rivale Jeff Bezos) "Gli Anelli del potere". Come un nerd qualsiasi.
Cinguettii su cinguettii che rimangono l'unico tramite da Musk e il mondo: il numero uno di Tesla infatti non è presente su Linkedin. Una scelta controcorrente di un manager decisamente fuori dagli schemi.
Meno tweet, più post
Scandagliando la rete in lungo e in largo si nota come Musk sia una sorta di mosca bianca all'interno della galassia dei CEO del mondo auto, ben più presenti e attivi su Linkedin che su Twitter. Da una parte il limite dei 240 caratteri di certo non aiuta, dall'altra la platea è ben più generalista rispetto a un social orientato al mondo del lavoro come Linkedin.
Gruppo Renault
Non stupiscono quindi gli appena 3.860 follower di Luca De Meo, il cui ultimo tweet è datato 5 gennaio 2022, mentre su Linkedin ci sono post più recenti (l'ultimo di inizio agosto) e i follower superano i 100.000.
Il numero uno di Dacia, Denis Le Vot, un account Twitter nemmeno ce l'ha e su Linkedin le sue attività si limitano, per la stragrande maggioranza delle volte, a "mi piace" su post della pagina ufficiale della Casa o di colleghi.
Makoto Uchida, CEO di Nissan, è invece particolarmente prolifico su Linkedin, dove posta con assoluta regolarità, alternando inglese e giapponese, con foto, video, analisi e quant'altro. Come vedremo in seguito, una mosca bianca all'interno dei manager giapponesi.
Gruppo Volkswagen
Wayne Griffiths, a capo di Seat e Cupra, Twitter lo usa con regolarità ma con scarso successo, con 1.157 follower. Su Linkedin invece sono più di 29.000 i seguaci e le attività del manager sono numerose, tra condivisione di notizie e aggiornamenti (provenienti da tutti i brand del Gruppo VW), repost e commenti.
Commenta, mette "mi piace" e non è avido di post Klaus Zellmer, numero uno di Skoda, con 10.109 follower su Linkedin, unico social utilizzato.
Anche Stephan Winkelmann è iscritto unicamente a Linkedin, dove conta più di 128.000 follower che possono seguire le novità, di prodotto e non solo, firmate Lamborghini grazie a post e varie interazioni.
Gli altri tedeschi
Ola Källenius, numero uno del Gruppo Mercedes, iscritto da luglio 2019 mai si è cimentato nell'arte dei tweet e conta appena 3.799 follower, nulla in confronto ai 178.847 che lo seguono su Linkedin dove il manager tedesco è attivo e posta con regolarità foto, notizie e anche sondaggi.
Non è invece presente su alcun social Oliver Zipse, CEO del Gruppo BMW.
Gruppo Stellantis
In casa Stellantis invece non c'è traccia nel numero uno Carlos Tavares, mentre i responsabili dei vari brand sono presenti, con però differenti livelli di attività. Per esempio Jean-Philippe Imparato, numero uno di Alfa Romeo, non disdegna Twitter (utilizzato in maniera massiccia durante la campagna di teasing della Tonale) e nemmeno Linkedin.
Linda Jackson, colei che di Imparato ha preso il posto alla guida di Peugeot, replica bene o male gli stessi contenuti su Twitter, dove ha appena 5.746 follower e su Linkedin, che conta invece 13.000 circa iscritti, che possono seguire non solo notizie di prodotto ma anche novità su incontri e conferenze tenute dalla manager inglese.
La sua collega Beatrice Foucher, a capo di DS, pare invece ben poco avvezza all'uso dei social e sia su Twitter sia su Linkedin ci sono pochissimi - e datati - contenuti.
Il numero uno di Opel Florian Huettl ha aperto unicamente un profilo Linkedin, recentemente utilizzato in maniera massiccia per pubblicare numerosi video nei quali il CEO del Fulmine presenta nuovi modelli come la Astra Sports Tourer, o viaggi di lavoro come quello che lo ha portato nella fabbrica di Eisenach.
Christian Meunier, a capo di Jeep, su Linkedin condivide post del brand delle 7 feritoie, mentre non c'è traccia della sua presenza su Twitter.
Grande attività di commenti sotto la foto pubblicata Linkedin, unico social che lo vede iscritto, in occasione del lancio della Maserati MC20 Cielo, per poi tornare all'ordinaria amministrazione fatta di like a post di vario genere (dal marketing alle iniziative sociali, passando naturalmente per l'auto) per Davide Grasso, dal 2019 a capo della Casa del Tridente.
Anche Luca Napolitano, CEO di Lancia, è presente unicamente su Linkedin, dove però la sua attività si limita a qualche commento e like su contenuti di diverso genere.
Da quando è approdato in Ferrari Benedetto Vigna a ulteriormente ridotto la propria su Linkedin, dove si trovano poche reazioni a vari contenuti di terzi e nulla più.
Gli statunitensi
Prima donna a capo di un colosso dell'auto, Mary Barra (ad di General Motors) guarda tutti i colleghi dall'alto verso il basso quando si parla di social. Non tanto per i suoi 64.398 follower su Twitter, quanto per i quasi 1,3 milioni di utenti iscritti al suo profilo Linkedin, ricchissimo di contenuti, video e articoli.
Meglio della numero uno di GM fa Jim Farley, CEO del Gruppo Ford, che su Twitter conta 263.300 follower, a seguire numerosi contenuti dedicati all'Ovale Blu, mentre su Linkedin sono 134.136 e ritrovano bene o male gli stessi contenuti "cinguettati".
Gli altri
Niente Twitter e poche comparse su Linkedin per Jim Rowan, a capo di Volvo, con giusto qualche reazione a post - spesso e volentieri legati alle attività della Casa svedese - e poco altro.
Ben più attivo invece Thierry Bolloré (che può contare su 67.122 followers), CEO di Jaguar-Land Rover, con vari tipi di contenuti postati sul proprio profilo Linkedin, legati al mondo del prodotto e del motorsport, con anche post più di colore come la sfilata dei modelli d'epoca del Gruppo in occasione del Giubileo di Platino della regina Elisabetta II.
Inattivo invece da 2 anni il CEO di Lucid Motors Peter Rawlinson, che conta appena 176 connessioni e poco meno di 4.800 followers su Linkedin.
L'ultimo tweet di Mate Rimac, fondatore dell'omonima Casa e da novembre 2021 CEO del Gruppo Bugatti-Rimac, risale a luglio 2016 quando la Nevera era ancora un sogno e lo sviluppo della sua progenitrice (la Concept_One) procedeva senza sosta. Su Linkedin pare essere più attivo, anche se solo tramite repost e commenti a contenuti di altri utenti.
Tutto tace da Oriente
Se quindi (quasi) tutti i numeri uno dei brand occidentali sono presenti, almeno come iscrizione, su almeno un social, chi guida le Case orientali come Hyundai, Kia, Toyota, Suzuki e Subaru non compare all'interno dell'universo social, con la sola eccezione del già citato Uchida di Nissan. Ci saranno dietro motivi culturali, che lasciano quindi a comunicati stampa ufficiali il compito di dare notizie su ciò che succede all'interno dei vari brand.
| Nome | Brand | Follower Twitter | Follower Linkedin |
| Mary Barra | General Motors | 64.398 | 1.293.092 |
| Thierry Bolloré | Jaguar-Land Rover | x | 67.122 |
| Luca De Meo | Renault | 3.860 | 101.111 |
| Jim Farley | Ford | 236.293 | 134,440 |
| Beatrice Foucher | DS | 313 | 862 |
| Davide Grasso | Maserati | x | 5.862 |
| Wayne Griffiths | Seat-Cupra | 1.160 | 29,616 |
| Florian Huettl | Opel | x | 2.292 |
| Linda Jackson | Peugeot | 5.747 | 13.013 |
| Ola Kaellenius | Mercedes | 3.799 | 176.992 |
| Jean-Philippe Imparato | Alfa Romeo | 15.357 | 31.081 |
| Denis Le Vot | Dacia | x | 6.774 |
| Christian Meunier | Jeep | x | 14.601 |
| Elon Musk | Tesla | 105.100.000 | x |
| Luca Napolitano | Lancia | x | 7.875 |
| Peter Rawlinson | Lucid Motors | x | 4.787 |
| Mate Rimac | Bugatti-Rimac | 9.465 | 13.801 |
| Jim Rowan | Volvo | x | 9.749 |
| Makoto Uchida | Nissan | x | 21.985 |
| Benedetto Vigna | Ferrari | x | 6.138 |
| Stephan Winkelmann | Lamborghini | x | 128.107 |
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