Se le parole “transizione” e “mobilità interconnessa” mettono tutti d’accordo, a dividere sono le strade che portano in quella direzione. Da una parte c’è chi punta con decisione sull’elettrico, dall’altra chi preferisce un approccio più cauto, fatto di un mix tecnologico allargato a diverse soluzioni, dai biocarburanti all'idrogeno. 

Con questo riepilogo, giunge all’ultimo capitolo lo Speciale elezioni 2022 di Motor1.com, che ha sentito i maggiori partiti e raccolto le loro posizioni in vista dell’imminente chiamata alle urne del 25 settembre.

Resta fuori dalla ricognizione solo l’alleanza Azione-Italia Viva, che non ha risposto alla richiesta di un'intervista specifica sul tema mobilità e trasporti. Peccato. Per completezza, comunque, riportiamo in questo caso quanto scritto nel programma e dichiarato pubblicamente dal leader della coalizione, Carlo Calenda.

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Più spinta all'elettrico

Primo pomo della discordia è inevitabilmente lo stop ai motori a combustione dal 2035 deciso dall’Europa: mentre qualcuno parla di “opportunità”, altri temono che concentrarsi sulle sole vetture a batteria possa essere un “autogol” per l'industria del Vecchio Continente.

“Attenzione: sostenere la diffusione dei veicoli elettrici non significa dichiarare guerra alla filiera dell’auto”, avvisa Agostino Santillo, senatore e coordinatore del comitato Infrastrutture e Mobilità sostenibili del Movimento 5 Stelle. Per abbracciare l’auto a batteria servono però investimenti, soprattutto sulle colonnine di ricarica. La ricetta dei pentastellati conta anche “sostegni alle fasce più deboli” e “retrofit per favorire la riconversione”. E sugli incentivi “si può fare sempre di più”.

Toyota BZ4x: porta di ricarica anteriore sinistra dietro il parafango

Idee e soluzioni non troppo diverse da quelle che si trovano nel programma del PD. “L’esperienza – ricorda il segretario Enrico Letta – ci mostra che, se non si fissano date ultime di passaggio tecnologico, non vi saranno forti incentivi agli investimenti e dunque alla riduzione dei costi”. Obiettivo del Partito democratico è infatti fare sempre più leva sull'ecobonus per “coprire il gap che sussiste tra prezzi all’acquisto di auto e moto elettriche e ibride”.

Come arrivare però all’appuntamento con l’elettrificazione? La risposta dem è l’installazione di “100.000 colonnine elettriche e 30.000 punti di ricarica rapida entro il 2027, sviluppando al tempo stesso tecnologie per lo stoccaggio di energia lungo le autostrade e la rete viaria principale e secondaria”. Biocarburanti e idrogeno vanno bene per “i mezzi pesanti su gomma”.

Electric cars charging at British motorway service station in Devon UK

Neutralità tecnologica

Ma dal centrodestra non la pensano allo stesso modo. La parola d’ordine è “neutralità tecnologica”: “Puntare esclusivamente sull’elettrico – dicono ad esempio dalla Lega – significa, da una parte, mandare in fumo migliaia di posti di lavoro, dall’altra legarsi mani e piedi alla dittatura comunista cinese”. L’allarme con parole molto dure è di Alessandro Morelli, viceministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili.

Ecco perché, secondo il Carroccio, gli incentivi hanno diritto di cittadinanza non solo per i veicoli a batteria, ma anche per quelli con “motore endotermico di ultima generazione”. Nel frattempo, l’auto elettrica troverà il proprio posto nel mercato grazie alle nuove colonnine, tanto nelle case, da installare durante la costruzione degli edifici, quanto su strada, dove dovranno crescere di potenza per consentire i viaggi più lunghi. L'ultimo attacco al tutto elettrico arriva poi da Salvini in persona, con una proposta di referendum contro lo stop a benzina e diesel dal 2035.

Sulla stessa scia le considerazioni di Alessandro Cattaneo, deputato e responsabile dei Dipartimenti di Forza Italia: “Bisogna essere oggettivi, concreti e pragmatici: non dobbiamo dimenticare che il controllo di gran parte del litio (componente base delle batterie) è in mani cinesi”.

Il rischio è “di escludere altre forme di tecnologia ugualmente efficaci, come l’idrogeno o i biocarburanti”. Intanto qualcosa andrà rivisto anche nel sistema degli incentivi, che va “implementato”.

Foto - La gigafactory Volkswagen per batterie a Salzgitter

Non usa invece mezzi termini Nicola Procaccini, responsabile Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia: il bando alle vetture termiche dal 2035 è “un clamoroso autogol”, che ci ridurrebbe a “dipendere totalmente da Paesi, come la Cina, che hanno il quasi monopolio dei materiali e dei componenti per produrre e far funzionare le macchine elettriche, dalle batterie ai microchip”.

La proposta di FdI è quindi “programmare un riequilibrio degli incentivi a favore di tutto il parco auto”, perché ora c’è uno “sbilanciamento” a favore delle vetture alla spina, che però “non sono tra le più richieste dagli italiani e quindi non spingono la ripresa”. Sulle colonnine, piena sintonia con la Lega.

Poche informazioni invece dal Terzo Polo, ma sappiamo che, in un confronto virtuale con Letta e Meloni, Carlo Calenda ha definito “folle” la politica energetica e ambientale dell’Europa, perché chiede emissioni zero “dicendoci che dobbiamo farlo solo con l’elettrico”, dimenticando idrogeno e biocarburanti. Un vero e proprio “attacco all’industria italiana” secondo Calenda. Le conseguenze? Le fabbriche “si sposteranno ad altre parti, perderemo posti di lavoro e inquineremo di più”.

Capitolo Tpl

Tutte le forze in campo sanno però che la rivoluzione green è un processo ben più complesso della semplice elargizione di bonus. Le politiche, almeno in questa fase, sono tutte all’insegna del “meno auto e traffico, più trasporto pubblico e mezzi condivisi”. E almeno qui le divergenze si appianano.

Se il M5S promette maggiori collegamenti fra strade, porti e aeroporti, ma anche “cura del ferro” e più sharing e mobilità dolce, il PD ambisce alla “Mobility as a service”, cioè – semplificato al massimo – gli spostamenti su più mezzi, ma con un unico biglietto.

Sull’altra sponda, spazio a “misure analoghe” al bonus trasporti, magari “estese ai collegamenti regionali e interregionale su ferro”, come ipotizza il Carroccio, e “cambio generazionale del parco dei veicoli pubblici e del settore produttivo”: parola di Cattaneo, da FI. “Pianificazione chiara e coerente rispetto agli obiettivi” è poi il mantra di FDI.

Dal tandem Azione-Italia Viva, più metropolitane e tramvie, rinnovo del parco autobus e aumento di car e bike sharing. Infine, una proposta che farà sicuramente discutere: la liberalizzazione di taxi e Ncc.