Come dimostrato dalla Citroën C5 X di recente introduzione e dalla nuova Ford Evos che pare dover sostituire la Mondeo anche se per ora soltanto in Cina, molte Case stanno iniziando a rimpiazzare le classiche berline alto di gamma con vetture più vicine al concetto di crossover.

Un'idea già approcciata in passato, ad esempio da Volkswagen, che nel '99 ha presentato la concept D, anteprima della Phaeton, come due volumi anche se per la versione definitiva ha scelto una soluzione classica. Qualche anno prima, anche Bugatti aveva immaginato di fondere il passato, fatto anche di elegantissime vetture di rappresentanza oltre che di auto da corsa, con il futuro: è accaduto nel '93 con lo zampino di Italdesign e ha lasciato la Casa piacevolmente turbata per due decenni.

Momento critico

La storia di Bugatti è stata alquanto turbolenta prima della definitiva acquisizione da parte del Gruppo Volkswagen nel 1998. Prima di allora, per l'esattezza dal 1987, il marchio è diventato in parte italiano, rappresentato dalla Bugatti Automobili SpA fondata dall'imprenditore Romano Artioli che aveva acquisito i diritti e dato vita alla celeberrima EB110.

Bugatti EB112 concept 1993

Proprio in questo periodo, visto l'iniziale successo della supercar, l'azienda ha considerato l'idea di costruire un altro modello un po' meno estremo e avviato lo sviluppo di una berlina veloce, presentata come prototipo nel marzo del '93 al Salone di Ginevra con la sigla EB112 con avvio della produzione annunciato per il 1995.

La sigla ribadiva l'omaggio al fondatore della Casa Ettore Bugatti, di cui la EB110 nel '91 aveva celebrato appunto i 110 anni dalla nascita, ma le due auto erano profondamente differenti: progettata come fastback a 4 porte, la EB112 era lunga ben 5.070 mm, larga 1.960 mm e alta di 1.406 mm, con una forma ispirata alle carrozzerie aerodinamiche degli Anni '30.

Bugatti EB112 concept 1993

Capolavoro italiano

Lo studio si deve alla Italdesign di Giorgetto Giugiaro (nella foto qui sopra), che per Bugatti avrebbe poi realizzato un altro prototipo, la Coupé EB218, e che ha ricevuto grandi apprezzamenti per quest'auto, definita dalla rivista Automobile "l'auto più bella del mondo" in quello stesso '93. Rispetto alla prima versione, verniciata in blu, quella definitiva ha avuto aggiornamenti aerodinamici come l'eliminazione dello splitter anteriore e dello spoiler posto appena sotto il doppio finestrino posteriore.

Bugatti EB112 concept 1993

Il motore, derivato dal V12 della EB110 ma meno spinto, aveva una cilindrata di 6 litri, 456 CV (335 kW) di potenza e 649 Nm di coppia ed era montato anteriormente sebbene in posizione arretrata per bilanciare i pesi, abbinato ad un sistema di trazione integrale permanente e permetteva alla grande berlina di scattare da 0 a 100 km/h in 4,3 secondi e raggiungere la velocità di 300 km/h.

Bugatti EB112 concept 1993

Stroncata sul nascere

Purtroppo, nel '95, quando la produzione era appena iniziata con i primi 4 esemplari pre-serie in costruzione, Bugatti ha dichiarato bancarotta. Le auto sono state acquistate da Gildo Pallanca Pastor, proprietario tra l'altro della Venturi, prima dell'arrivo di Volkswagen, che li ha utilizzati per realizzare 2 vetture complete (un esemplare dipinto di nero e uno grigio antracite). Ad oggi, con il prototipo bordeaux, sono dunque soltanto tre le EB112 esistenti.

Bugatti EB112 concept 1993

La voglia di una grande berlina veloce è però rimasta all'interno di Bugatti, che nel 2009 ha presentato una concept battezzata 16C Galibier non lontana dalla EB112 per impostazione, ma basata sui gruppi meccanici della Veyron, incluso il motore W16 da 8 litri. Anche se oggi appare più probabile che per allargare l'offerta anche Bugatti finisca con l'optare per un'auto elettrica.