Il giorno della IPO di Porsche è (quasi) arrivato. La Casa tedesca si quoterà in Borsa a Francoforte il prossimo 29 settembre con una valutazione che potrebbe arrivare fino a 75 miliardi di euro. Gli ultimi dettagli dell’operazione, di cui si parla almeno dalla scorsa primavera, sono stati definiti nell’ultima riunione del consiglio di sorveglianza del Gruppo Volkswagen.

Nell’incontro è stato fissato anche il prezzo delle azioni privilegiate di Porsche, il cui valore dovrebbe essere compreso all’interno della forbice 76,5-82,5 euro.

Iniezione di liquidità

Come detto in passato, la IPO di Porsche porterà al collocamento di una fetta fino al 25% del capitale sociale privilegiato (si parla di 113.875.000 azioni). L’operazione dovrebbe portare il Gruppo Volkswagen a raccogliere una cifra compresa tra gli 8,7 e i 9,4 miliardi di euro.

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Gli investitori potranno iniziare a sottoscrivere il titolo a partire da domani e fino al 28 settembre. Tra i soggetti istituzionali più interessati all’operazione ci sono il fondo di investimento del Qatar Qatar Investment Authority, che punta da solo al 4,99% del capitale, la banca d’investimento norvegese Norges Bank Investment Management, le società T. Rowe Price e ADQ.

Per quanto riguarda gli investitori privati, l’acquisto di azioni Porsche sarà consentito ai piccoli risparmiatori di Germania, Austria, Svizzera, Francia, Italia e Spagna.

È il momento giusto?

L’operazione sulla quotazione in Borsa di Porsche arriva in un momento abbastanza complesso per quanto riguarda i mercati, che stanno attraversando una fase burrascosa.

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Ci sono però elementi che hanno spinto i vertici del Gruppo Volkswagen a non rimandare. Prima di tutto, il fatto che si sia trovato un accordo tra le famiglie Piech e Porsche, i sindacati e lo stato della Bassa Sassonia, che pure ha diritto di voto. Poi perché quest’operazione porterà un’iniezione di liquidità a Wolfsburg, che ha bisogno di soldi per finanziare la corsa verso l’elettrificazione e che sta vivendo un momento cruciale, non foss’altro che per l’arrivo di Oliver Blume nel ruolo di ceo al posto di Herbert Diess.

Stiamo parlando di quel gruzzoletto di circa 9 miliardi di euro che dovrebbe dare una bella mano per la messa a punto delle elettriche di nuova generazione e per fare un salto in avanti in termini di software.

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