Fine anno. Tempo di bilanci. Per quanto riguarda il 2023 dell'auto, guardandosi indietro, sono numerosi i fatti che hanno segnato gli scorsi 365 giorni, tra questioni politiche e di prodotto. Guardando all'Europa il tema principale è stato il 2035 e l'obiettivo di abbandonare definitivamente motori benzina e diesel, obbligando le Case a vendere solo ed esclusivamente auto elettriche.

I piani delle Case stanno procedendo in tale direzione, anche se tra inflazione e incertezze non tutti stanno decollando. Nel mezzo ci si è messa la guerra dei prezzi iniziata da Tesla, con ribassi dei listini che hanno portato numerosi altri costruttori a fare altrettanto. In attesa di modelli economici in arrivo tra poco più di un anno.

Di seguito vogliamo tirare le somme dell'anno ormai agli sgoccioli, passando in rassegna i 10 fatti che hanno segnato il 2023 dell'auto.

Questione 2035

La decisione era già stata presa nel 2022, non senza critiche (anche feroci) da parte di governi e Case auto. A fine marzo 2023 tutto è stato messo nero su bianco: dal 1° gennaio 2035 gli automobilisti europei non potranno più acquistare auto nuova benzina o diesel. All-in sull'elettrico? Non esattamente: il Consiglio Europeo ha aperto alla commercializzazione di modelli alimentati da e-fuels, lasciando però fuori i biocarburanti, sui quali spingeva (e continuerà a spingere) l’Italia.

Ora la palla passa alla Commissione europea, il cui compito è quello di preparare un testo che definisca come utilizzare i carburanti sintetici a partire dal 2035. Non bisogna però sottovalutare le elezioni europee del 2024 che potrebbero cambiare le carte in tavola.

Euro 7? No, Euro 6 modificato 

Altra questione calda sul tavolo dei politici europei: l'Euro 7, vale a dire lo standard che ogni nuova auto commercializzata in Europa dovrà rispettare per quanto riguarda le emissioni. Un regolamento giudicato troppo severo da parte di molti (Case e amministrazioni nazionali) che è uscito dalla discussione finale del Trilogo (Commissione, Parlamento, Consiglio europei) fortemente depotenziata.

Di fatto l'Euro 6 attualmente in vigore verrà mantenuto ancora a lungo, con modifiche non tanto sulla quantità di emissioni ma su quali verranno prese in esame. Per le auto il numero di particelle di scarico sarà misurato al livello PN10 al posto delle attuali PN23, andando quindi a prendere in considerazioni particelle più piccole.

Europa vs Cina

Ancora politica, questa volta però che guarda al di là dei propri confini, per proteggerli. Argomento del contendere: i prezzi delle auto cinesi, spesso ben più bassi rispetto a quelli delle concorrenti prodotte in Europa. Secondo la Commissione Europea dietro c'è la mano del governo cinese, con sovvenzioni e benefici fiscali. 

Per ora i vertici del Vecchio Continente dicono di avere le prove e che le azioni messe in atto da Case e governo cinesi "hanno consentito un rapido aumento della quota di mercato nell'UE delle importazioni sovvenzionate, a scapito dell'industria dell'Unione". Per ora non ci sono state contromisure (l'iter delle norme europee dà 13 mesi dall'apertura dell'inchiesta per raccogliere ulteriori prove ed elaborare le conclusioni) ma già oggi si parla di dazi doganali in arrivo

Si vendono più auto

Con il +6,0% rispetto allo stesso mese del 2022 a novembre 2023 il mercato auto europeo ha raggiunto il sedicesimo mese consecutivo di crescita. Guardando ai primi 11 mesi dell'anno solo Ungheria e Norvegia hanno il segno meno davanti, mentre gli altri crescono con Germania è +11,4%, Francia a +16,2%, Spagna a + 17,3% e Italia a +20,0%, con il Regno Unito a +18,6%.

Un trend troppo duraturo per parlare di rimbalzo post pandemia, ma il futuro rimane incerto. Perché se è vero che l'elettrico ha definitivamente superato il diesel nelle quote di mercato (17% contro il 10,6% a novembre), la transizione energetica fa ancora paura. 

Elettrico con calma

Ultimo esempio è Audi che per bocca del suo nuovo ceo Gernot Dollner ha dichiarato di "In origine presumevamo che avremmo raggiunto certi rendimenti entro la metà del decennio. Ora, vista la situazione attuale, è probabile che quelle previsioni si avverino più avanti". La redditività delle auto elettriche è ancora lontana. O meglio, è lontano il pareggio con quello dei classici modelli termici. Per Ingolstadt - e non solo - il nocciolo del discorso ruota intorno agli alti costi di materie prime e batterie.

Lo stop a benzina e diesel del 2035 - salvo clamorosi imprevisti - rimane al suo posto, così come le auto con motori dotati di cilindri e pistoni. Ecco anche perché vari brand stanno puntando su piattaforme multienergia, in grado di ospitare differenti tipologie di powertrain. In molti quindi potrebbero seguire l'esempio di BMW, intenta a continuare a lavorare su motori tradizionali.

Scioperi su scioperi

Shawn Fain e Magdalena Andersson. Nomi sconosciuti ai più. Provate però a chiedere nelle fabbriche auto statunitensi e svedesi. Tutti li conoscono. Il primo è il leader dello UAW (United Auto Workers - il sindacato statunitense dei lavoratori dell'auto) la seconda è a capo dell'IF Metall (sindacato metalmeccanici svedese). Entrambi hanno guidato scioperi che passeranno alla storia.

Fain è stato il leader dello stop nelle catene di montaggio di Ford, General Motors e Stellantis negli Stati Uniti e dopo settimane di sciopero ha ottenuto contratti migliori. Andersson è a capo della rivolta della dei lavoratori svedesi contro Tesla, rea di non aver mai sottoscritto un contratto collettivo per definire orari, retribuzioni, benefit e via dicendo. All'IF Metal si sono uniti numerosi sindacati, anche al di fuori della Svezia. Nel paese scandinavo non ci sono fabbriche, ma tra logistica e officine la Casa di Elon Musk è ben presente. Il braccio di ferro va avanti e la sensazione è che i lavoratori non molleranno tanto presto.

Arrivano le elettriche low cost

La prima è stata la Dacia Spring, auto elettrica a meno di 20.000 euro (oggi ne costa almeno 21.450) e modello a batterie più economico sul mercato. Modello da città certo, con autonomia ridotta ma sufficiente a soddisfare spostamenti giornalieri. Nel 2025 arriveranno numerose concorrenti, molte delle quali già annunciate.

Dalla Citroen C3 alla Volkswagen ID.2 passando per Tesla Model 2, il revival di Renault 5 e Twingo e la nuova Fiat Panda, in arrivo nel 2024, saranno numerosi i modelli con prezzi al di sotto della quota psicologia di 25.000 euro. Lunghezze intorno ai 4 metri, autonomie più o meno estese e tanto spazio a bordo fanno da trait d'union. Riusciranno a convincere gli automobilisti a passare definitivamente all'elettrico?

La guerra dei prezzi

A scendere sono stati i prezzi delle auto elettriche in Cina a scendere, partendo dai listini delle Tesla, tagliati anche del 9%. Da lì a cascata vari costruttori orientali hanno seguito l'esempio di Musk. Risultato? Ad aprile 2023 il 20% delle vetture in commercio ha registrato un taglio dei listini di almeno 10.000 yuan, pari a circa 1.300 euro. 

Ribassi su ribassi che hanno portato a luglio a una "pace" tra costruttori in quello che è il più grosso mercato dell'auto al mondo. Tesla e BYD sono uscite vittoriose dalla tenzone, con record di vendite nel primo semestre 2023. Per ora è calma piatta, ma non è detto che non possa iniziare un nuovo scontro.

La bestseller che non ti aspetti

Mai un'auto elettrica si è portata a casa il titolo di modello più venduto in un anno in Europa. Per questo il 2023 potrebbe passare alla storia. In 11 mesi infatti nessuno ha fatto meglio della Tesla Model Y in Europa, seguita a ruota dalla Dacia Sandero.

Il SUV medio di Musk ha conquistato automobilisti su automobilisti e, nonostante alcuni problemi nella gigafactory alle porte di Berlino, ha conquistato il gradino più alto del podio a febbraio, marzo, maggio, giugno, agosto e settembre, gli altri mesi (tranne giugno con la Volkswagen T-Roc) hanno visto la Sandero in testa.

Come si chiuderà l'anno?

L'auto in Italia

Chiudiamo questa lista guardando all'Italia e al mercato interno. Un anno positivo per le vendite (anche se non ancora a livello pre pandemia) ma non per la produzione. Il Bel Paese infatti è in ottava posizione come auto "sfornate" in Europa, subito dietro a Romania di poco davanti all'Ungheria.

Proprio questo è il tema al centro del tavolo automotive con protagonisti al quale siedono ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), Stellantis, Regioni che ospitano gli stabilimenti del Gruppo, Anfia e i sindacati. Tutto gira intorno al milione di auto da produrre in Italia, come annunciato qualche tempo fa da Carlos Tavares (numero uno di Stellantis). Vorrebbe dire più che raddoppiare i numeri odierni (nel 2022 sono state 473.194). 

C'è poi il tema caldo degli incentivi auto 2024: torneranno e potrebbero contare su fondi per circa 1 miliardo di euro.