Il grande reset di Stellantis
Marchi ridimensionati, una piattaforma per più segmenti, tanta tecnologia e il Nord America al centro
Tanto tuonò che non solo piovve. Arrivò un vero e proprio diluvio. Perché quello che Stellantis ha presentato ieri non è solo un piano industriale aggiornato, è un netto taglio con quanto fatto (e non fatto) durante la guida dell’ex ceo Carlos Tavares. Il suo successore Antonio Filosa lo sapeva bene: bisognava cambiare molto, quasi tutto, per rimettere il Gruppo in carreggiata. Un diluvio universale vero e proprio, con poche cose lasciate sull’arca.
E se l’elettrico rimane nel mirino sarà affiancato da tanti altri powertrain. Ma è solo la punta di un iceberg che nasconde una serie di novità. Attese e inattese. Proviamo a mettere ordine alle tante informazioni ricevute ieri.
America first
Sotto la guida di Tavares Stellantis veniva presentato come un Gruppo a 3 teste - Detroit, Torino e Parigi - ora è chiaro come saranno gli Stati Uniti (o meglio il Nord America) a pesare maggiormente nelle scelte e negli investimenti. Il 60% per essere precisi. Il perché è presto detto: si tratta di un mercato più facile, senza strette sull’elettrico e chiari di luna da parte della politica. Certo, l’amministrazione Trump ha cancellato le strade che Biden voleva venissero percorse, ma dare agli automobilisti ciò che vogliono (leggasi: motori a benzina) non è impossibile. E così sarà.
La strategia di powertrain per i futuri modelli Stellantis
Agli altri mercati rimarrà il 40%, non briciole ma un budget ben inferiore. Dovrà bastare e basterà, anche perché non ci sarà altra scelta.
Uno (non) vale uno
Da italiani vedere Fiat nel gruppo dei 4 brand globali - quelli che avranno la precedenza per investimenti e strategie - fa piacere, leggere il nome Alfa Romeo tra i regionali crea qualche malinconia. Ma è il mercato che parla e ha detto che Fiat, Jeep, Peugeot e Ram sono i marchi che vanno meglio e potranno crescere ulteriormente. Stellantis fa poker e mette sul tavolo 4 assi dai quali ripartire, confermando i successi per crescere ancora di più.
La suddivisione dei brand di Stellantis
Se quindi Fiat avrà un ruolo di guida Alfa Romeo limiterà il proprio raggio d’azione all’Europa. Le concessionarie al di fuori del Vecchio Continente non chiuderanno ma la strategia di prodotto guarderà in casa. E cosa va da noi? SUV piccoli e compatti, anche se il premium guarda a dimensioni maggiori e, per esempio, la Mercedes GLC ha quasi doppiato le vendite della GLA in Europa nel 2025.
Nuova Alfa Romeo Stelvio, il nostro render
Nuova Alfa Romeo Giulia, il nostro render
Le attuali generazioni rimarranno in giro almeno fino al 2027, poi si vedrà. La Casa dice che "sta studiando soluzioni per continuare a competere nel segmento D con nuove interpretazioni dell'attuale gamma composta da Giulia e Stelvio". Possiamo dire che nulla è ancora detto e che se i conti torneranno (e il mercato lo permetterà) anche SUV e berlina potrebbero tornare in programma. Razionalità prima di tutto. Di sicuro ci sarà un SUV compatto, da posizionare verosimilmente tra Tonale e Junior. Al suo fianco - sorpresa delle sorprese - una compatta classica, sulla scia di 147 e Giulietta.
Per i (ricchi) sognatori ci sarà una nuova supercar speciale, nata per dare un seguito alla nuova 33 Stradale in seno a BottegaFuoriserie. Ci risulta che si chiamerà Montreal. Diventerà una istant classic? Ai posteri l’ardua sentenza, intanto chi aspettava un SUV medio con sopra il Biscione dovrà rivolgersi a una qualche tedesca.
Le novità Alfa Romeo fino al 2030
Per Alfa Romeo il futuro si restringe (almeno per ora) di segmento, Lancia compare solo per dirci che sarà gestita da Fiat. Cosa voglia dire non lo sappiamo, ma non ci stupiremmo se dopo la nuova Gamma il listino dovesse rimanere cristallizzato e dedicato a pochi mercati.
Una per tutte
La piattaforma STLA One
In Stellantis l’hanno capita: una piattaforma può bastare. Così ecco STLA One, quella che servirà a buona parte delle novità. D’altra parte Volkswagen campa da 14 anni sulla MQB, perché non riprendere l’idea attualizzandola? Che fine faranno le Small, Medium, Large e Frame dell’epoca Tavares non è dato saperlo. Attualmente fanno da base a vari modelli e così sarà per i prossimi anni, ma non sappiamo se le nuove Peugeot 208 e Opel Corsa - previste per i prossimi mesi e su base STLA Small - arriveranno in ritardo o meno. La strategia è chiara: ridurre i costi e massimizzare i profitti, dando al mercato ciò che il mercato vuole: elettrico, ibrido, mild hybrid, range extender. Per tutto questo la risposta sarà solo una: STLA One. Modulare, modulabile, infarcita di nuovi software e hardware.
Di motori nello specifico non si è parlato ma la notizia forse passata in sordina è che Stellantis produrrà powertrain full hybrid. Quelli che da 30 anni vengono utilizzati da Toyota. Meglio tardi che mai, come ci insegna anche Volkswagen che a fine anno metterà degli HEV su Golf e T-Roc. This is the way si dicono i nerd fan del Mandaloriano (seguaci di Star Wars, parlo a voi) e anche nei corridoi di Stellantis devono aver captato la perturbazione nella forza. Un’elettrificazione leggera basata sul tanto vituperato 1.2 (anche se pesantemente modificato e affrancato dalla distribuzione a bagno d’olio) non può bastare, almeno per i modelli dalle dimensioni più generose. Batterie più potenti, più di qualche metro in elettrico. What else?
Tutti per uno
Siamo lontani dalla profezia di Marchionne, più e più volte citata, secondo cui sarebbero rimasti solo 6 Gruppi auto al mondo. La direzione intrapresa da Stellantis però è quella di collaborare con tutti. O meglio, con chi può davvero creare la proverbiale forza che nasce dall’unione. Leapmotor, Dongfeng, Tata, Jaguar Land Rover. E poi tanti colossi della tecnologia.
Se nell’epoca Tavares sembrava che Stellantis volesse fare da sola, Filosa ha aperto le porte. Non per svendersi ma per vendere. Un gioco di squadra globale, senza sparpagliarsi troppo. Fabbriche europee che lavorano poco saranno o riconvertite o pronte a ospitare anche modelli cinesi. Per tanti un sacrilegio, ma in un mondo globalizzato dove le interconnessioni a volte giocano contro (tra dazi, crisi e via dicendo) avere a portata asset strategici è la decisione giusta.
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