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Auto "uguali"? Dove finisce la tecnica e comincia il design

Dalla nuova Lancia Gamma alle grandi famiglie di piattaforme, quando la stessa base prende strade diverse

Auto
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Le auto moderne spesso nascono da una stessa base tecnica, ma non è affatto una scorciatoia recente: dalle vecchie piattaforme americane di General Motors e Chrysler fino ai grandi progetti europei, l’industria ha sempre cercato di costruire più modelli partendo da una struttura comune; oggi, con gruppi dalle dimensioni sempre più grandi, questo è diventato una necessità.

La vera sfida, però, non è nascondere la parentela, ma trasformarla in identità: perché più auto possono condividere pianale, impianti, proporzioni e stabilimento, eppure raccontare storie diverse, se designer e progettisti sanno dove intervenire.

La Gamma e il pianale che cambia volto

La nuova Lancia Gamma è il caso perfetto per parlare di piattaforme condivise e di ruolo del designer: nasce sul pianale STLA Medium, viene prodotta in Italia a Melfi e riporta in vita un nome storico, ma lo fa con una carrozzeria da crossover fastback, molto lontana dalla berlina e dalla coupé elegante degli anni Settanta.

 

 Qui il tema diventa interessante: la Gamma non deve convincere perché “nasce da sola”, ma perché riesce a distinguersi dentro una grande famiglia industriale.

La piattaforma è comune a molti modelli Stellantis e nasce, in questa generazione, con la Peugeot 3008: da lì parte la grammatica del SUV fastback elettrificato, che Gamma e DS N°7 reinterpretano in chiave più identitaria.

DS N°7 (2026)

La DS N°7 parte da una base comune con la 3008, ma va in un'altra direzione, non per i volumi complessivi ma per la ricerca quasi maniacale del dettaglio e della soluzione ad effetto.

Foto di: DS Automobiles
Nuova Lancia Gamma

Anche la nuova Gamma parte da un impianto comune, e sceglie dettagli meno ricercati rispetto a DS, ma che richiamano all'eleganza del marchio Lancia, sottolineato anche da un forte family feeling.

Foto di: Lancia
Peugeot 3008 plug-in (2024)

La Peugeot 3008 ha inaugurato la piattaforma STLA Medium e fissa la grammatica di partenza: SUV fastback, fiancata alta, superfici tese, coda inclinata e abitacolo fortemente digitale.

Dalla Peugeot 3008 a Melfi, tre accenti sulla stessa base

La Peugeot 3008 è il punto di partenza ideale: ha inaugurato la piattaforma STLA Medium e ha definito il formato del SUV fastback Stellantis di nuova generazione, con fiancata alta, superfici tese, coda inclinata e un abitacolo dominato dal grande Panoramic i-Cockpit.

Non è la “madre” in senso romantico, ma lo è in senso industriale.

Da qui Gamma e DS N°7 spostano il tema su un piano più identitario. La DS N°7, prodotta a Melfi come la Gamma, interpreta la stessa architettura con un frontale più scenografico, luci verticali e superfici più ricche; la Lancia lavora invece su un’eleganza più grafica, con frontale orizzontale, coda rastremata, nero a contrasto e firma luminosa specifica.

DS N°7 (2026)

La DS N°7 parte dal medesimo pianale della Gamma, con fiancata alta, passo generoso e coda importante, ma cambia registro: il frontale più scenografico, le luci verticali e il trattamento più ricco delle superfici puntano su una presenza più preziosa e dichiaratamente francese.

Foto di: DS Automobiles
Nuova Lancia Gamma

La Gamma riprende proporzioni e impostazione generale condivise con DS N°7, ma lavora su un’identità più grafica: oltre al frontale con family feeling del marchio, c'è una coda più rastremata con firma luminosa specifica, e le finiture sono meno decorative, ad esempio con tinta nera, in cerca di un’eleganza più asciutta.

Foto di: Lancia

Guardando Gamma e DS N°7 di fianco, la parentela diventa ancora più leggibile: cofano relativamente corto e quasi orizzontale, abitacolo avanzato, fiancata alta, nervature tese più o meno negli stessi punti, coda importante e passo generoso.

Non sono gemelle, ma parlano la stessa lingua industriale; la differenza sta nel modo in cui ciascun marchio traduce quella lingua nel proprio accento.

DS N°7, interni e bagagliaio

Nella DS N° 7 si riconosce una struttura semplice, con plancia larga, schermi estesi e tunnel centrale importante, ma con materiali, texture e comandi molto più decorativi; l’effetto cercato è più da salotto tecnologico, coerente con il posizionamento del marchio, che pone molto l'accento sull'artigianalità.

Foto di: DS Automobiles
Nuova Lancia Gamma

L’abitacolo della Gamma mostra una parentela evidente nell’impostazione orizzontale della plancia e nel grande sviluppo digitale, ma Lancia sposta il tono con il volante dedicato, grafiche più sobrie e il tavolino rotondo, elemento simbolico ereditato dalla nuova Ypsilon.

Foto di: Lancia

Interni alla francese e all'italiana a confronto

Anche gli interni raccontano bene questo equilibrio fra parentela e identità: la struttura della plancia appare simile per impostazione generale, ma DS lavora su grafiche, materiali e atmosfera da salotto francese tecnologico, mentre Lancia inserisce un segno molto personale come il tavolino rotondo, ereditato concettualmente dalla Ypsilon.

È un dettaglio fondamentale, perché non cambia soltanto l’arredo dell’abitacolo: cambia il messaggio. La DS cerca un lusso più scenografico e quasi couture, mentre Lancia prova a costruire un’eleganza più domestica, morbida e italiana; ed è proprio lì, dentro un componente apparentemente secondario, che il design smette di essere rivestimento e diventa identità.

Curioso, in questo senso, che la Gamma originaria, pur appartenendo a un mondo completamente diverso, nascesse già da un progetto di partenza condiviso con i francesi di Citroen.

Fiat 500 Hybrid Torino

La Fiat 500 e la Lancia Ypsilon condividono una base tecnica affine, ma la 500 trasforma il pianale in un oggetto iconico: il modello storico è richiamato da proporzioni raccolte, frontale dalle linee caratteristiche, fari tondi e carrozzeria a tre porte, che insieme costruiscono un’immagine giocosa, riconoscibile e dal posizionamento preciso.

Foto Di: Fiat
Lancia Ypsilon Hybrid

La Ypsilon della generazione precedente parte dalla stessa famiglia tecnica, ma la interpreta in modo opposto: cinque porte, linea più slanciata e con più spazio interno, portellone in vetro e dettagli più eleganti cercano un’identità urbana, dimostrando come una piattaforma comune possa sostenere due caratteri molto diversi.

La parentela diventa cultura industriale

E qui viene il punto: di per sé la condivisione tecnica non è un difetto e non è nemmeno una novità, perché l’industria automobilistica vive da decenni di piattaforme comuni, più o meno nascoste. Progettare una base unica e adattarla a più modelli permette di contenere costi, tempi e complessità produttiva, lasciando più margine alla differenziazione visibile.

Lo si è visto in moltissimi casi, dalla famiglia Fiat Panda, Lancia Ypsilon della serie uscente, Fiat 500 e Ford Ka, le recenti Peugeot, Citroen, Fiat e Lancia di fascia compatta, fino al gruppo Volkswagen con Golf, Audi A3, Seat Leon e Skoda Octavia, per citarne solo alcune. 

In tutti questi esempi il cliente non compra “il pianale”, ma una posizione nella gamma, un’immagine, una qualità e un modo diverso di abitare la stessa base. Il designer, quindi, assume un ruolo fondamentale per far percepire tutto questo.

Lancia Thema 1984

L'interpretazione di Giugiaro per la Lancia Thema su piattaforma Tipo 4 mostrava un’eleganza razionale e quasi istituzionale: superfici pulite, tre volumi equilibrati, grande luminosità laterale e un’immagine da ammiraglia sobria, la cui appariscenza era data dalla sua autorevolezza. Da un pianale condiviso, è nata una delle icone del marchio negli anni '80.

Alfa Romeo 164 (1987–92)

L'Alfa Romeo 164 partiva dalla stessa architettura tecnica, ma Pininfarina ne cambiava completamente la percezione: frontale basso, coda alta, fiancata tesissima e taglio più dinamico trasformavano la base comune in una berlina sportiva e personale, lontanissima dalla compostezza borghese della Thema e quasi fantascientifica al suo esordio.

Quando la condivisione di pianale genera forti identità

Il caso più eclatante, anche per ragioni storiche e stilistiche, resta però quello della piattaforma Tipo 4: Lancia Thema, Fiat Croma, Saab 9000 e Alfa Romeo 164. Qui la parentela tecnica non impedì di avere quattro personalità molto diverse, con l’Alfa (a trazione anteriore) disegnata in Pininfarina e le altre legate al lavoro di Giugiaro/Italdesign.

È un esempio prezioso anche oggi, perché dimostra che la piattaforma comune non uccide automaticamente il carattere; al contrario, può diventare una prova di bravura: più sono rigidi i vincoli, più il designer deve saper scegliere quali elementi cambiare, quali conservare e quali rendere decisivi agli occhi del pubblico.

Suzuki Swace Hybrid (2023)

La Suzuki Swace Hybrid altro non è che la versione rimarchiata della Toyota Corolla Touring Sports; a parte minime differenze, l'operazione è sostanzialmente di rebadging sulle parti sostituibili, come gli scudi.

Mazda2 Hybrid 2026

Per la versione full Hybrid della pur singolare Mazda2, la casa giapponese non ha preso solo la meccanica della Toyota Yaris, ma tutta la carrozzeria: le differenze, minime, si concentrano negli scudi, nel volante e in pochi dettagli.

Se cambia quasi solo il marchio: il rebadging

All’estremo opposto ci sono le operazioni di rebadging puro, dove il progetto resta quasi identico e cambiano marchio, frontale, paraurti, dettagli e dotazioni. È una soluzione industrialmente sensata, soprattutto quando serve coprire un segmento senza sviluppare un modello davvero autonomo.

Gli esempi sono moltissimi: Toyota Corolla Touring Sports e Suzuki Swace, per citare solo un dei rebadging di auto Toyota, ma anche Volkswagen up!, Seat Mii e Skoda Citigo. Più recente è il caso Citroen C3 Aircross e Opel Frontera: le linee generali sono quasi le stesse, ma frontale, firma luminosa, grafiche e dettagli di marca cambiano la percezione.

Renault Clio (2026), la prova su strada

La Renault Clio di ultima generazione rafforza la cura dei dettagli e la sensazione di sportività generale, con una nuova carrozzeria fastback e delle finiture inedite per il modello, di categoria superiore.

Foto di: Renault
Dacia Sandero Eco-G 120, la prova su strada di Motor1.com

 La Dacia Sandero ha sempre avuto un rapporto stretto con il mondo Clio, ma non come semplice copia: nelle prime generazioni sfruttava architetture Renault-Dacia più economiche e derivate da basi precedenti, mentre oggi usa una declinazione della piattaforma CMF-B, condivisa con la Clio ma adattata alla filosofia Dacia. Il risultato è un design più ricercato rispetto al passato, senza perdere attenzione al value for money e alla praticità d’uso.

Foto di: Dacia

Stesso pianale, mondi molto diversi

Più interessante è il caso opposto, quando la piattaforma comune diventa una base da reinterpretare. Dacia Sandero e Renault Clio appartengono alla famiglia CMF-B, ma parlano a pubblici diversi: una è essenziale, robusta e accessibile, l’altra più tecnologica, rifinita e ambiziosa.

Un tempo, per ridurre i costi, i marchi più economici ereditavano spesso pianali più vecchi, anche in Dacia; oggi si preferisce condividere architetture moderne e modulari, adattandole poi a ogni modello. Lo stesso si vede con Hyundai-Kia-Genesis E-GMP e Volkswagen MEB, dove basi comuni generano auto molto diverse.

Uguali dove non si vede, diverse dove conta

Tornando a Stellantis, il pianale STLA Medium, che ha debuttato con la Peugeot 3008, è diventato la base di una famiglia sempre più ampia di modelli, compresa la Jeep Compass, anch’essa prodotta a Melfi. Tuttavia, Gamma e DS N°7 spostano il tema su un piano più identitario, affrontando il territorio del SUV-crossover premium.

La nuova Lancia Gamma va letta così: non come un’auto “meno Lancia” perché condivide una piattaforma, ma come un banco di prova. La parentela con DS N°7 si nota nelle proporzioni, nell’impostazione generale e anche nella plancia; ma frontale, coda, grafiche, materiali, volante e tavolino rotondo cambiano il racconto.

La vecchia Gamma era una berlina, e poi una coupé, fuori dagli schemi: figlia di un’altra idea di automobile, più vicina al gran turismo che alla sportiva pura. La nuova resta un modello alto di gamma, ma sceglie la formula del SUV fastback, più coerente con il mercato di oggi; può dispiacere ai romantici, ma la vera questione è capire se, dentro una formula condivisa, Lancia sappia ancora parlare con una voce propria.

Una piattaforma è come un pentagramma: stabilisce righe, spazi e limiti, ma non decide la musica.

Gamma e DS N°7 possono nascere dallo stesso foglio tecnico e produrre sensazioni diverse; quando succede, vuol dire che il design ha fatto il suo mestiere là dove conta davvero: nel volto, nell’abitacolo e nella percezione immediata.

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