Perché le spider sembrano sempre belle
Togliere il tetto è una delle sfide più difficili del design: vi racconto perché spider, roadster e cabrio diventano vere icone
Spider, roadster e cabrio sono probabilmente le automobili che più di ogni altra carrozzeria evocano l'estate; eppure il loro fascino non nasce semplicemente dall'assenza del tetto: dietro una spider o una scoperta si nasconde uno degli esercizi più complessi del design automobilistico, perché eliminare una parte fondamentale della carrozzeria significa ripensare completamente proporzioni, struttura e carattere della vettura.
Per questo molte cabrio vengono ricordate più delle berline da cui derivano. Alcune nascono direttamente senza tetto, altre sono trasformazioni di modelli esistenti, ma tutte devono trovare un nuovo equilibrio tra estetica, tecnica e piacere di guida. È proprio questa ricerca a renderle così affascinanti.
Una forma che nasce senza tetto
In un'automobile tradizionale il tetto collega idealmente cofano, abitacolo e coda; quando viene eliminato, il disegno deve trovare un nuovo equilibrio: la linea di cintura diventa protagonista, il parabrezza si inclina maggiormente e i volumi assumono proporzioni completamente diverse.
La Mazda MX-5 rappresenta forse il miglior esempio di spider moderna: nata fin dall'origine come roadster, e ispirata ad icone del design del passato, soprattutto inglesi e italiane, non appare come una coupé privata del tetto, ma come una vettura progettata per essere aperta, nella quale ogni elemento contribuisce all'armonia dell'insieme.
Le scoperte rimaste sul mercato
Oggi il mercato offre molte meno scoperte rispetto al passato: restano la Mazda MX-5, la BMW Z4, la Mercedes CLE Cabriolet, la Mini Cabrio e la nuova MG Cyberster, mentre molti costruttori hanno abbandonato un genere di carrozzeria che richiede investimenti elevati per numeri di vendita ormai contenuti.
La MINI Cabrio ha una lunga tradizione, e mostra come un modello dalla linea riuscita possa restituire una derivata con altrettanta personalità, che aggiunge un ulteriore aspetto emozionale. La difficoltà sta nell'integrazione della capote, senza rinunciare ai quattro posti e al bagagliaio, e nella ridistribuzione degli elementi rigidi, senza ricorrere a sovrastrutture evidenti
Ormai anche la BMW Z4 è giunta alla Final Edition, e vedremo quale sarà il suo futuro; in ogni caso, le generazioni partite dalla Z3 di Bangle hanno puntato a creare una roadster pura con cofano lungo e abitacolo corto, che riportasse all'essenza lo schema tecnico BMW in un corpo vettura leggero ed emozionale
Eppure tutte queste automobili condividono lo stesso principio progettuale: non basta eliminare il tetto per ottenere una bella vettura; serve invece ridisegnare completamente proporzioni, superfici e distribuzione dei volumi, mantenendo quell'equilibrio che rende questo tipo di auto immediatamente riconoscibile.
Quando la cabrio era di moda
Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila le cabrio tornarono protagoniste anche tra le automobili di grande serie. Dopo la stagione delle spider italiane — dalla Fiat 124 Spider alla X1/9 targa, dalle numerose Alfa Romeo fino alla Fiat Barchetta — arrivò quella delle coupé-cabriolet con tetto rigido ripiegabile.
Tra le prime coupé-cabriolet, in memoria di una delle prime vetture della storia con questo sistema, c'è la Peugeot 206 CC: invece di una coupé o una semplice cabriolet, si scelse di dotare la fortunata compatta francese di un sistema che richiedeva il terzo volume, accorciando l'abitacolo ma mantenendo proporzioni interessanti
Il minimalismo geometrico di Patrick Le Quément ebbe risultati particolarmente felici sulla Renault Mègane CC prima serie: la creazione di un cuneo progressivo dal frontale alla coda riuscì a creare una forma unica, aerodinamica e sportiva, giocando sull'allargamento progressivo della fiancata
Peugeot 206 CC, Renault Mégane CC, Volkswagen Eos, Opel Astra TwinTop e Ford Focus Coupé-Cabriolet dimostrarono che una scoperta poteva diventare un'automobile da utilizzare tutto l'anno. Una soluzione molto pratica, che è stata una sfida importante per i designer, costretti a compensare l'ingombro del tetto ripiegato con una linea filante e coerente.
Una sfida che continua
Escludendo le supercar alto di gamma, destinate a pochi, oggi il futuro di cabrio e spider sembra affidato soprattutto a pochi modelli molto caratterizzati, il cui ruolo nel design automobilistico rimane fondamentale: una carrozzeria senza tetto deve essere realizzata con grande attenzione, se vuole possedere davvero equilibrio, leggerezza e armonia delle forme.
È forse questo il motivo per cui una bella spider continua a esercitare un fascino particolare: le sensazioni della guida all'aria aperta, la velocità o l'esclusività fanno certamente parte del suo carattere, ma sono soprattutto le proporzioni a renderla diversa. Una spider ben riuscita è il risultato di un equilibrio formale che obbliga designer e ingegneri a ripensare ogni elemento della carrozzeria, come accade in poche altre tipologie di automobili.
Fotogallery: Mazda MX-5 (2027) in colore Zinc Green Metallic
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