Il prototipo presentato a Ginevra 2017 è diventato realtà e ci spiega che un nuovo concetto di mobilità è realmente possibile

Quando al Salone di Ginevra dello scorso anno Volkswagen ha presentato la Sedric e i servizi per cui era stata progettata, il pensiero comune degli addetti ai lavori è stato più o meno “Molto interessante ma non la vedremo per strada prima di dieci anni”. E' un giudizio piuttosto ricorrente quando si parla di prototipi con in questo caso “l'aggravante” dell'ecosistema che la Sedric avrebbe dovuto creare per poi esserne protagonista. Oggi, a poco più di un anno di distanza da quel giorno, la Sedric è su strada anche se per ora è quella privata e ultra-controllata del centro prove del Gruppo Volkswagen di Ehra-Lessien. I tecnici tedeschi hanno organizzato una dimostrazione per trasformare una visione in una sensazione reale, per quanto filtrata dai confortevoli confini di un centro ricerca. Per cui eccomi qua, poco lontano dal quartier generale di Wolfsburg, pronto a salire per la prima volta nella mia vita su un veicolo senza posto guida e senza volante, dove l'abitacolo è costituito da uno spazioso salotto e le forme sono molto più simili a quelle dei film di fantascienza che a quelle di una Golf o di una Passat.

Ritorno al futuro

Ma prima di raccontarvi che cosa si prova a bordo della Sedric, facciamo un passo indietro e torniamo alla sua genesi, avvenuta non molto lontano dal centro prove di Ehra-Lessien, nel Volkswagen Future Center Europe (di cui vi abbiamo parlato ieri) di Potsdam. Tutto è iniziato con il nome in codice Urban Shared Pod. L'obiettivo della squadra del Future Center era quello di sviluppare una piattaforma di mobilità che gli utenti potessero condividere e che fosse diversa rispetto a tutto quello che si era visto prima. Tutto il resto era in discussione partendo da una lista di domande come: “Stiamo risolvendo i problemi delle persone? Si divertiranno? Servirà a semplificare la vita di tutti i giorni?” L'attività è iniziata alla fine del 2016, con due fasi sprint di quattro settimane in cui i componenti della squadra hanno camminato per le strade di Berlino con una lista di domande. Poi hanno studiando le risposte, analizzando gli spostamenti degli utenti e le loro esigenze. Poi, il team ha costruito il primo prototipo dell‘USP, con un telaio di legno e i sedili gonfiabili. Non appena il concept dell‘Urban Shared Pod è stato definito, è iniziata la costruzione del prototipo.

Volkswagen Sedric la prova

Tutto in automatico

Da questo punto al Sedric definitivo è stata solo questione di tempo e di messa a punto. Ora è tempo di provare che cosa vuol dire chiamare un'auto con un telecomando, salire e farsi portare a destinazione senza alzare un dito, se non quello per prenotarla attraverso l'app. Il tecnico Volkswagen che ci accompagna ci mostra l'app sul suo smartphone e chiama la Sedric, impostando il punto di partenza e quello di destinazione. L'auto riceve l'ordine e si muove autonomamente all'interno del percorso di birilli fino ad arrivare a un metro da me. A questo punto mi saluta attraverso i monitor sulle portiere e poi le apre invitandomi ad entrare. Mi accomodo su uno dei quattro posti, allaccio la cintura (non parte se non è allacciata) e spingo il pulsante “Go” sul tablet installato nel bracciolo. La Sedric parte verso la destinazione nel silenzio e sul display di vetro dietro agli altri due sedili vedo il percorso in tempo reale e la traiettoria decisa dal computer. Anche se non superiamo i 30 km/h, ci sono delle curve strette ma vengono affrontate sempre in maniera dolce. Il relax è totale. Il percorso dura poco più di un chilometro dopodiché ritorno circa al punto di partenza. La Sedric si arresta, sfioro le porte e queste si aprono. La Sedric mi saluta e se ne va. Forse ci vorranno veramente dieci anni prima che mi venga a prendere davvero sotto casa, ma ora sono sicuro che non si tratti di fantascienza.

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