Scambiarsi motori, così come piattaforme o interi modelli, è una pratica piuttosto comune nel mondo dell'auto: permette a chi riceve di colmare un gap, entrando in un segmento da cui era assente, o completare una gamma con l'unità giusta senza dover affrontare costose e lunghe procedure di sviluppo interno.

La girandola delle alleanze e delle acquisizioni, poi, ha fatto sì che molti brand un tempo rivali, o comunque totalmente estranei tra di loro, si siano trovati a condividere basi, modelli completi e, appunto motori, in omaggio a quell'economia di scala che oggi è diventata uno dei pilastri dell'industria automobilistica.

Ma se escludiamo i motori diffusi tra marchi che appartengono allo stesso gruppo, ci sono comunque diversi casi di altri che, a seguito di accordi vari, si sono ritrovati sotto diversi altri cofani...

Di necessità virtù

Acquistare un motore è frequente nel caso delle piccole factory semi-artigianali, che producono poche unità e che non potrebbero affrontare il costo e la complessità della produzione propria di un motore.

Ci sono però anche esempi su più larga scala, soprattutto riferiti ai motori Diesel che diversi costruttori, soprattutto orientali, si sono ritrovati a dover inserire in gamma per restare al passo con i mercati, soprattutto quelli Europei, e che hanno trovato più comodo prendere già pronti. Ecco alcuni dei "prestiti" più interessanti.

Renault 1.5 dCi K9K

Ce ne siamo occupati di recente come di uno dei motori più longevi attualmente in commercio e non a caso. Una carriera lunga 20 anni, contraddistinta da un costante apprezzamento, ha fatto sì che questo 4 cilindri a gasolio passato indenne attraverso 4 normative Euro, oltre a muovere la maggior parte dei modelli Renault e Dacia e qualche Nissan, sia andato a prestare servizio anche altrove.

Il prestito più eccellente è quello di cui ha beneficiato Mercedes quando, a seguito della collaborazione avviata con l'Alleanza Renault-Nissan, dal 2010 ha trovato nel piccolo 1,5 il completamento ideale della sua gamma a gasolio, nella quale non aveva nulla al di sotto dei 2 litri. Sottoposto a modifiche e adattamenti, il 1.5 ha equipaggiato le varianti 160 e 180 CDI, poi "d", delle Classe A, Classe B e CLA.

Non soltanto: una quindicina di anni fa il K9K stato adottato anche da Suzuki per Jimny, dapprima nella versione da 65 CV e poi in quella più vigorosa da 86.

Motori prestati
Motori prestati
Motori prestati

BMW V8 N62

I motori a 6 e 8 cilindri bavaresi hanno una certa fama e il fatto che la Casa di Monaco sia tra le poche ad essere rimasta fuori dal gioco delle fusioni li rende ancora più appetibili. Molti ricorderanno che dal 2002, il leggendario V8 N62 è andato ad equipaggiare, insieme all'M57 a gasolio, nientemeno che la Range Rover terza generazione.(L322).

Va però sottolineato che, se è vero che al momento del lancio la Casa di Solihull era già passato sotto il controllo di Ford, lo sviluppo e l'industrializzazione del modello risalivano ancora al periodo in cui era BMW a possedere l'intero Gruppo MG-Rover, dunque il transfer va considerato "interno".

Non tutti sanno, però, che nello stesso periodo il V8 è finito anche sotto altri due cofani decisamente esclusivi. Il primo è quello della Morgan Aero 8, prima supercar moderna della factory di Malvern Link, che ne adottava la variante da 4,4 litri e oltre 333 CV, poi sostituita da quella di 4,8 litri e 367 CV. Quest'ultima versione, dal 2003, è andata a equipaggiare anche la Wiesmann GT.

Motori prestati
Motori prestati
Motori prestati

Mercedes 3.2 M104

L'ultimo 6 cilindri in linea prodotto da Mercedes nel secolo scorso, prima che la Casa passasse all'architettura a V (solo recentemente è tornata sui propri passi), ha avuto una buona diffusione su varie serie di Classe E, S ed SL, ma non soltanto: intorno al 1996, a seguito dell'accordo tra Mercedes e SsangYong, è stato prodotto su licenza e adottato su vari modelli dell'emergente marchio coreano, che invece di rimarchiarlo come si fa di solito ha scelto di "vantarne" l'origine sfoggiando sui coperchi il nome del blasonato fornitore.

Motori
Motori prestati

L'accordo includeva in realtà ben 4 unità: le altre erano i 4 cilindri 2.3 a benzina (M111) e gasolio (OM 601) e il Diesel 5 cilindri (OM602) da 2,9 litri. Tuttavia, l'M104 è quello che ha avuto l'impiego maggiore, visto che oltre ai celebri Korando e Musso ha equipaggiato i successivi Rexton e Kyron e prima ancora l'ammiraglia Chairman, realizzata sulla base di una vecchia Classe E sempre dietro licenza Mercedes.

Non è tutto: l'M104 è stato prodotto su licenza anche in Cina e montato su Roewe W5, un SUV a sua volta realizzato su base Kyron.

motori
Motori prestati

Ford-PSA 1.6 DV6

I turbodiesel prodotti in sinergia da Ford e dall'ex-gruppo PSA sono arrivati nel momento di massima espansione della Casa dell'ovale Blu, che in quel periodo, ossia l'inizio degli Anni 2000, controllava anche marchi come Aston Martin, Volvo, Mazda, Jaguar e Land Rover, alcuni dei quali spinti anche in segmenti inferiori al loro target consueto.

Questo basterebbe già a far comprendere quale diffusione potesse raggiungere un turbodiesel di cilindrata medio-piccola come il 1.6 DV6, che infatti equipaggiava con le varianti da 90 e 109 CV (la seconda con turbo a geometria variabile) praticamente tutta la gamma Peugeot e Citroēn e tutti i modelli basati sul pianale della Ford Focus, comprese Mazda3, Volvo C30 e S/V40 ecc... 

Non basta però: per un breve periodo il 1.6 è finito, con la sigla DDiS, anche sotto il cofano della Suzuki SX4, gemella della Fiat Sedici (ma l'originale era giapponese) dalla quale aveva ricevuto i motori turbodiesel 1.9 e poi 2.0, persin troppo grossi per un SUV di 4,1 metri. Di qui l'esigenza di proporre un motore più "leggero", che ha orientato la scelta sull'unità Ford-PSA.

Motori prestati
Motori prestati

Isuzu 1.7 Diesel

Che una Casa giapponese producesse un motore a gasolio era cosa ancora piuttosto rara negli Anni '90, ma molto di più lo è il fatto che poi lo fornisse addirittura ai brand europei. Eppure, nella storia di Isuzu ci sarebbe persino più di un esempio simile.

Quello che ci interessa riguarda però il 4 cilindri 1.7: nato con iniezione indiretta e poi pian piano evoluto fino al common rail, è stato per anni parte delle gamme a gasolio di Opel Astra, Vectra, Meriva, Zafira, Corsa e della prima Mokka. Poco prima dell'addio ai mercati europei di Chevrolet è riuscito ad arrivare anche sotto il cofano della valida Cruze, con una potenza di ben 129 CV. E per chi lo ricorda, dal '98 al 2005 ha equipaggiato anche la Honda Civic, che solo successivamente avrebbe avuto un turbodiesel sviluppato "in casa".